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Come il governo vuole combattere l’evasione fiscale – parla Iezzi

Dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento al DEF e del testo della legge di Bilancio 2020, lo scorso 26 ottobre è arrivata in Gazzetta Ufficiale la pubblicazione del decreto fiscale (D.L. 26 ottobre 2019, n. 124). 

Uno dei temi centrali del provvedimento è la lotta all’evasione fiscale, condotta anche attraverso l’introduzione di nuove disposizioni quali la modifica della soglia massima per l’utilizzo del contante, gli incentivi per l’uso del pagamento elettronico e la lotteria degli scontrini. L’obiettivo annunciato è quello di garantire una maggiore tracciabilità delle transazioni.

Spetta infatti all’Italia il primato per i pagamenti effettuati in contanti. Secondo uno studio della Banca d’Italia dello scorso gennaio il nostro è il Paese dell’area euro in cui è stato rilevato il maggior numero di operazioni giornaliere in contanti: addirittura l’85% delle transazioni avviene in questo modo e i dati aumentano per i  micro-pagamenti. I picchi di utilizzo del contante si riscontrano soprattutto al Centro-Sud, tra le donne, tra i giovanissimi e tra le persone con il reddito più basso.  

La digitalizzazione dei pagamenti prevista dal decreto-legge rappresenta una parte delle attività di contrasto all’”evasione 2.0″, già avviata e resa operativa dal 2019 con la fatturazione elettronica e gli scontrini telematici. Una lotta che, al di là della sola evasione fiscale, si estende  al riciclaggio, alle mafie e alla criminalità organizzata.

Tra le misure previste spicca il “tetto al contante” che mira a limitare i pagamenti cash. L’articolo 18 del Decreto Fiscale stabilisce che il valore soglia attualmente vigente, pari a 3.000 euro, oltre il quale si applica il divieto al trasferimento del contante, venga ridotto a 2.000 euro dal 1° luglio 2020, per abbassarsi ulteriormente a 1.000 euro dal 1° gennaio 2022.

Inoltre, sono previste sanzioni per quegli esercenti e commercianti che non consentiranno il pagamento elettronico tramite POS. Le sanzioni affiancheranno l’obbligo generalizzato, già in vigore dal 2014 ma rimasto esclusivamente teorico, di accettare pagamenti cashless. 

La manovra introduce anche la possibilità di deduzione dei costi e detrazioni dell’IVA solo per chi sostiene le spese con modalità tracciabili, tramite carta di credito, bancomat o bonifici. Agli sgravi già esistenti se ne aggiungeranno altri, per scovare il “sommerso” in specifici settori dove si sospetta sia concentrata la maggiore evasione fiscale. 

Il governo, per rimuovere uno dei principali ostacoli alla diffusione dei pagamenti elettronici, ha chiesto all’Antitrust la possibilità di eliminare le commissioni a carico degli esercenti per i pagamenti fino a 5 euro, riducendole drasticamente per i pagamenti fino a 25 euro. La manovra inizialmente sarebbe dovuta entrare in vigore per gennaio, ma è stata posticipata al 1°luglio 2020, proprio per dare il tempo necessario all’esecutivo di chiudere gli accordi con i circuiti bancari e risolvere il problema delle commissioni.  Ad oggi, nel decreto-legge, è previsto un credito di imposta (credito vantato dal contribuente nei confronti dello stato) pari al 30% delle commissioni addebitate per transazioni effettuate con carte di pagamento a decorrere dal 1° luglio 2020. Esso è riconosciuto ad esercenti i cui ricavi non superino l’importo di 400.000 euro.

Infine è prevista, tra le modalità di cash back (rimborso parziale della spesa), un’aggiunta di premi nell’ambito della lotteria degli scontrini per quelle transazioni avvenute con moneta elettronica. Tale aspetto si configura come un premio speciale per incentivare i pagamenti cashless, con estrazioni riservate tanto ai consumatori quanto ai negozianti. Per i premi della nuova lotteria è previsto uno stanziamento di 70 milioni di euro. 

AWARE ha avuto il piacere di intervistare il Dottor Marco Iezzi, già esperto nazionale distaccato presso la Direzione Generale di Economia e Finanza della Commissione Europea a Bruxelles ed economista nell’ufficio di staff di Capo Dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico. Attualmente è consigliere del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per i rapporti con le imprese e le istituzioni economiche. 

Dottor Iezzi, uno degli elementi più discussi e innovativi della legge di bilancio è rappresentato dalle misure volte a disincentivare l’utilizzo del contante. Considerando l’attuale presenza di commissioni per pagamenti cashless, quale potrebbe essere una soluzione di equità che da un lato non penalizzi i commercianti e allo stesso tempo consenta alle banche di ottenere una remunerazione per un servizio che eroga alla clientela? 

Abbassare le commissioni è possibile. Oggi sono alte perché questi circuiti sono ancora utilizzati da pochi. I costi, quando verranno diffusi su larga scala, potranno diminuire considerevolmente, anche per transazioni di piccoli importi. 

Ritiene che la manovra possa essere realmente efficace per contrastare l’evasione fiscale? 

Dati del Ministero dell’Economia e Finanze in un rapporto del 2018 mostrano come l’evasione fiscale in senso stretto, ovvero il tax gap, si attesta intorno ai 107 miliardi (ndr). Il tax gap è la differenza tra quello che è dovuto allo stato dai contribuenti e ciò che da essi viene effettivamente versato. Il rapporto non considera quindi l’economia sommersa (che  l’Istat stima valere circa 210 miliardi di euro l’anno), i proventi della criminalità organizzata o quelli non dichiarati da chi ha un secondo o terzo lavoro: considerando queste cifre, la quantità di denaro evasa sarebbe di circa 300 miliardi di euro l’anno, più di un terzo dell’intera spesa pubblica italiana.
La manovra cerca di arginare questo enorme problema, che di fatto impedisce allo Stato di utilizzare delle risorse per ridurre il debito pubblico. Chi evade non solo non fornisce il suo “contributo di cittadinanza” ma usa indebitamente tutti i servizi pubblici, comportandone, di conseguenza, l’aumento dei costi.
Le limitazioni all’utilizzo del contante e la diffusione dei pagamenti tramite POS non sono sufficienti per risolvere completamente il problema, ma rappresentano un primo passo di un percorso. Le tecnologie ci sono, basti pensare che tra il 2012 e il 2018, il numero di POS attivi in Italia è cresciuto del 112% arrivando a 3,1 milioni.

L’articolo 34 proroga all’anno 2021 l’attribuzione ai Comuni dell’incentivo previsto per la partecipazione all’attività di accertamento tributario, pari al 100 % del riscosso a titolo di verifica nell’anno precedente, a seguito delle segnalazioni qualificate trasmesse da tali enti.

Può tale aspetto creare un maggiore coinvolgimento degli enti locali nella lotta all’evasione fiscale, e risultare quindi un’efficace e utile attuazione della sussidiarietà? 

Gli enti locali possono effettivamente creare nuove forme di sinergia tra amministrazione finanziaria e locale nella lotta all’evasione. Il coinvolgimento delle istituzioni locali è fondamentale; la sussidiarietà si declina anche tramite l’aspetto culturale, in quanto le realtà locali conoscono meglio il territorio e possono svolgere controlli più efficaci nella lotta all’evasione.

La lotta al contante si indirizza verso una maggiore tracciabilità delle transazioni per rimediare a problemi radicati nella società italiana che impediscono alla nostra economia di risollevarsi?

La tracciabilità si può tradurre in trasparenza, il percorso è lungo ma non impossibile. Ciò che oggi manca è la cultura della lotta all’evasione. Il problema, quindi, si configura anche di natura culturale e deve essere affrontato con un approccio di più  lungo termine. In economia viene definito free-rider un individuo che beneficia di risorse, beni, servizi, informazioni, senza contribuire al pagamento degli stessi, di cui si fa carico il resto della collettività. Un evasore può essere equiparato a chi non paga il biglietto sull’autobus. Entrambi utilizzano servizi senza pagarli, arrecando un danno alla collettività. Finché rimarrà radicata l’opinione che chi non paga è considerato più “furbo” degli altri, l’Italia farà fatica a risollevarsi: il Paese non riparte se tutti non pagano il biglietto. 

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