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E-Sports, videogiochi per passione? No, per lavoro!

Vi ricordate quando vostra madre vi rimproverava di stare troppo tempo davanti alla Playstation? Vi diceva che era una perdita di tempo che non avrebbe portato nulla di buono, che in quel tempo era meglio studiare o per lo meno leggere un libro. Probabilmente aveva ragione ma scommetto che leggendo questo articolo ricorderete questi momenti con un po’ di amaro in bocca. 

Si, perché ora gli E-Sports, videogiochi giocati su varie piattaforme a livello competitivo, si sono ritagliati una fetta di mercato vasta che a livello globale vale circa un miliardo di euro in un ecosistema composto da pro-player, manager, mental coach, analyst e società strutturate a tutto tondo (con addirittura Academy per giovani talenti). Andiamo a scoprire da vicino come funziona quello che viene definito il futuro dell’intrattenimento. 

Cos’è un E-Sport?

Spieghiamo intanto cosa rende un videogioco un E-Sport. Quello che serve è un campo da gioco ed uno o più antagonisti da battere. Esattamente come uno sport “classico”, come il calcio o il basket. I videogiochi che si prestano sono molti e variano in base al genere partendo dai giochi di calcio, arrivando agli “sparatutto” passando per i “picchiaduro”. I titoli più gettonati sono sicuramente Fifa, Call of Duty e Fortnite ma la lista è veramente lunga e soddisfa le preferenze degli utenti. 

Ma proviamo ad analizzare il fenomeno prendendo ad esempio il gioco Fifa. Qui troviamo delle vere e proprie società con una strutturazione che nulla ha da invidiare alle società calcistiche della massima serie. Prendiamo ad esempio due delle società italiane, Exeed e Mkers. Queste società hanno un presidente (curioso il fatto che il presidente di Mkers è Thomas De Gasperi, ex cantante degli Zero Assoluto) manager, allenatori e mental coach che allenano i giocatori sui riflessi e ad affrontare lo stress mentale nello stare così tante ore a competere davanti ad uno schermo. Inoltre, un’altra figura importante è quella dell’analyst che studia le meccaniche del  gioco insieme all’allenatore per trovare le tattiche vincenti, che comprendono perfino i tempi di pressione dei tasti per ottenere l’effetto desiderato. Un vero e proprio ecosistema completato dalle Academy dove giovani talenti si allenano per diventare pro-player. 

Le grandi squadre che strizzano l’occhio al digitale

Anche le società calcistiche si stanno affacciando al mondo degli E-Sports ingaggiando giocatori di Fifa o Pes che, stipendiati, rappresentano la società durante le competizioni ufficiali. Le principali squadre che hanno un team sono Paris Saint-Germain, Manchester City, Ajax, Valencia, Sporting Lisbona, Schalke 04, West Ham United.

In Italia, Genoa, Cagliari, Roma e Sampdoria sono le società più attive nelle competizioni digitali, tanto che la Roma nel 2018 ha vinto la “Gfinity Elite Series Season 3”. L’ormai ex presidente James Pallotta ha affermato “La Roma è una delle società sportive più attive nel mondo digitale a livello globale ed è per questo che abbiamo lavorato per creare un’organizzazione in seno al club che potesse coinvolgere gli appassionati attraverso tutti i canali digitali”. 

Quanto si guadagna giocando alla Playstation?

Sicuramente interessante è il discorso remunerativo legato a questa realtà. Basta considerare che, per un pro-player con ottimi risultati, lo stipendio medio è di circa 15 mila euro al mese. Ma la vera fonte di guadagno è lo streaming delle partite, ovvero la diretta live delle competizioni. I canali sono YouTube (Google), Mixer (Microsoft) e Twitch (Amazon) ed i numeri sono impressionanti. Prendendo ad esempio Twitch, il costo di una diretta è di 3 euro ad utente e tra i pro-player il numero di visualizzazioni si aggira su un minimo di 1200. Su YouTube, invece, il numero di visualizzazioni è più elevato e cambia il metodo di monetizzazione ma anche lì si raggiungono cifre interessanti. Facendo una stima, con calcoli alla buona, in media un pro-player con ottimi risultati può guadagnare tra i 15 e 25 mila euro al mese escludendo i premi delle competizioni ufficiali. 

Altre figure

Ovviamente le figure legate agli E-Sports non sono finite qui. Un ruolo importante lo hanno sicuramente gli organizzatori delle sontuose competizioni che attirano decine di migliaia di spettatori paganti. Con effetti speciali ed un’organizzazione maniacale, questi eventi sono dei veri e propri punti di ritrovo di appassionati dove poter vedere giocare i propri idoli. Si, perché ora i player di questi giochi stanno sostituendo calciatori, piloti e sportivi in generale nel ruolo di idoli. Totti e Del Piero perdono la competizione contro Cicciogamer e Prinsipe (per citarne due a caso).

Questo perché, soprattutto le nuove generazioni, trovano più stimoli ed emozioni nei videogiochi che negli sport veri e propri, grazie a studi approfonditi volti alla creazione di una sorta di dipendenza emotiva ad essi. 

L’intrattenimento del futuro

Quel che è certo è che gli E-Sports ad oggi vengono percepiti come una forma di intrattenimento a tutto tondo, non diversa dagli sport che siamo abituati a vedere. D’altronde non c’è poi così tanta differenza tra il vedere dei calciatori che giocano una partita e vedere dei pro-player che ne giocano una virtuale. In alcuni paesi asiatici è usanza vedere in televisione competizioni di E-Sports esattamente come per noi è la normalità vedere la Serie A la domenica.

Sicuramente siamo di fronte ad un’innovazione ed in quanto tale avrà bisogno di tempo per esser digerita, ma è innegabile che gli E-Sports faranno parte del futuro dell’intrattenimento. 

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