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Meno plastica grazie alla nuova tassa?

Dalle scuole alle piazze, dalle aule parlamentari alla legge di bilancio, l’Italia si sta muovendo sul fronte sostenibilità.

Si è passati  dalla presentazione il 5 giugno in Senato di 3 mozioni (poi respinte) dirette a far dichiarare l’emergenza climatica, all’inserimento, dal prossimo anno scolastico, della materia “Educazione Ambientale” con l’obiettivo di trasformare  l’Italia nel primo paese al mondo a introdurre come materia obbligatoria lo studio dei cambiamenti climatici. Arrivando alla Legge di Bilancio, attualmente all’esame da parte del Senato e in attesa di approvazione, obbligatoriamente entro il 31 dicembre di quest’anno. All’interno del disegno di legge “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno Finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022”, presentato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, è stata inserita una nuova tassa che sta contribuendo ad accese discussioni tra le forze politiche e non. 

Le motivazioni dell’adozione

La tassa sulla plastica (o plastic tax) è una forma di tassazione così detta “ambientale”, poiché: “la sua base imponibile è una unità fisica (o una proxy di essa) di qualcosa che ha un provato, specifico e negativo impatto sull’ambiente” (ONU et al.,2012). Ecco quindi come la tassa sulla plastica debba essere considerata una tassazione ambientale a tutti gli effetti; tenuti sempre in considerazione i danni che questo materiale sta apportando ai nostri ecosistemi, soprattutto a quelli marini, ma anche al nostro corpo, considerando i dati evidenziati dallo studio condotto dall’Università di Newcastle a nord di Sydney e commissionato dal WWF, secondo cui ogni settimana ingeriamo circa 5 grammi di plastica.

L’evidenza della dannosità di questo materiale per l’ambiente e chi lo popola si era resa evidente anche dalla scoperta delle mega isole formate da sola plastica, tutto ciò ha portato l’Unione Europea ad attivarsi per cercare di limitare ed arginare il fenomeno della produzione e dell’utilizzo eccessivo di questo materiale. L’UE è arrivata così all’adozione della Direttiva 2019/904/UE in materia di plastica monouso. 

La direttiva è entrata in vigore il 2 luglio ed è tesa “a ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica monouso sull’ambiente, in particolare sull’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi.”

In questo contesto si pone la proposta sull’applicazione di una tassa sulla plastica in Italia. Una tassa che, salvo modifiche, entrerà  a regime a partire dal secondo semestre del prossimo anno. 

Le caratteristiche

L’articolo 79 del ddl riguarda la cosiddetta plastic tax, definita come “imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego” essa è stata disegnata per colpire e disincentivare il consumo e la produzione di plastica monouso, la tassa è stata posta pari ad 1€ per ogni chilo di imballaggi e contenitori di plastica monouso. Tra gli oggetti colpiti ovviamente rientrano le bottiglie di plastica più o meno grandi, ma non le taniche poiché non considerate monouso. Bisogna sottolineare che l’Italia, secondo il rapporto “Acque in bottiglia. Un’anomalia tutta italiana” presentato nel 2018 da  Legambiente e Altreconomia, è il primo paese in Europa per consumo di acqua in bottiglia, e il secondo nel mondo. Inoltre il costo che si prevede si abbatterà sulle famiglie oscilla tra i 138€ (Federconsumatori) e 165€ (Codacons) all’anno, mentre lo stato vedrà affluire nelle sue casse 1,1 miliardi di euro nel 2020 e 1,8 nel 2021.

I malumori

Dunque è facile intuire come questa tassa abbia scatenato i malumori di forze politiche, consumatori ed imprese poiché i consumatori, a partire dal 1 giugno 2020, acquisteranno un bene primario come l’acqua sottoposto ad un “doppia tassazione” da un lato l’IVA al 22%, dall’altro la Plastic Tax, mentre le imprese vedranno una riduzione, si spera, nell’acquisto di beni contenuti o fatti di plastica monouso.

Possiamo dunque dire che le critiche mosse dai consumatori e dalle imprese sono facilmente condivisibili? Non proprio. Uno dei tanti paradossi che caratterizza il nostro paese è il fatto che l’Italia si posizioni come quinto paese in Europa per qualità dell’acqua, migliori di noi solo Austria, Svezia, Irlanda e Ungheria.

Inoltre, Vito Felice Uricchio, direttore dell’istituto del Cnr che si occupa dell’acqua, ci spiega che “Possiamo bere l’acqua del rubinetto tranquillamente, molte volte è migliore delle acque minerali. È molto controllata, ci sono prelievi su tutta la filiera, dalla captazione alle tubazioni che arrivano nelle nostre case. Ed inoltre i limiti di legge per le sostanze disciolte sono più rigidi per l’acqua potabile che per quelle minerali”.

Senza dubbio ci sono realtà in cui le infrastrutture idriche sono insufficienti e mal gestite o questioni di salute che obbligano i cittadini ad usare l’acqua minerale, ma queste particolari situazioni non sono così tante da determinare un consumo di bottiglie di plastica così sproporzionato. 

Nemmeno le associazioni ambientaliste ed ecologiste sono soddisfatte della proposta: Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento per l’Italia di Greenpeace spiega che: “Se una bottiglia di plastica pesa 9 grammi, facendo un semplice calcolo ci rendiamo conto di quanto la tassazione rischia di rivelarsi inefficiente”. Mentre Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, afferma la necessità di “penalizzare ciò che non va a riciclo in tutti i settori, dall’automobilistica all’edilizia”, chiedendo dunque al governo di osare di più nel colpire ciò che non rientra nel ciclo dell’economia circolare.

Un piccolo passo

La Plastica Tax è un piccolo passo verso il raggiungimento degli obiettivi contenuti nella direttiva sulla plastica adottata dall’UE e verso l’adozione di un modello più circolare, considerando come nella proposta siano presenti “incentivi per le aziende produttrici di manufatti in plastica biodegradabile e compostabile” (Art. 79).

La bontà della tassazione ambientale viene sottolineata dal fatto che questa potrebbe portare alla raccolta di risorse pari ad oltre 35 miliardi di euro l’anno, permettendo di eliminare l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) (Andersen et. al, European Environment Agency).

La tassazione ambientale è uno strumento che ha come obiettivo quello di disincentivare comportamenti dannosi verso l’ambiente, la Plastic Tax, in quanto tassa ambientale, si spera possa raggiungere l’obiettivo.

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