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Agritech e sostenibilità: intervista a Vincenzo Morelli, fondatore e CMO di Wapi

Ancora una volta, mi trovo a sottolineare come il concetto di sostenibilità abbia radici molto più estese di quanto non pensassi, che toccano ogni aspetto e ogni settore delle nostre vite. La sostenibilità la creiamo noi nel nostro piccolo, riciclando e facendo attenzione a ciò che compriamo, la creano le grandi aziende riducendo le emissioni, e la crea anche una piccola startup di giovani ex studenti del Politecnico di Milano che sviluppa app capaci di aiutare gli agricoltori a ridurre gli sprechi, migliorandone gli impatti ambientale ed economico e riportando i giovani, tramite la tecnologia, al centro di un settore fondamentale per la nostra economia. Ho avuto il piacere di farmi spiegare in cosa consiste l’innovazione di questo settore, e quale sarà il suo futuro, da Vincenzo Morelli, fondatore e CMO di Wapi. 

Chi è Wapi, com’è nata e perché?

Wapi è una giovane startup che sviluppa e distribuisce app per l’agricoltura. Si tratta quindi una software house, che verticalizza esclusivamente sul mondo dell’agricoltura. Queste app si basano su due imperativi: gratuità e semplicità. Sono questi due driver che permettono a Wapi di avere una diffusione rapida e capillare, ovvero tanti download in poco tempo. In questo modo si rendono gli strumenti digitali più accessibili per gli agricoltori perché sono gratuiti e semplici da utilizzare. Tramite questi, l’obiettivo è quello di aumentare la produttività delle aziende agricole e ridurne l’impatto ambientale. Questo tipo di app supportano l’agricoltore nelle diverse fasi del ciclo colturale come anche nelle diverse attività che l’azienda agricola deve svolgere: da quelle burocratiche, come la compilazione del quaderno di campagna e il bilancio aziendale, a quelle più agronomiche, come la creazione del piano di concimazione, la gestione dell’irrigazione e l’agricoltura di precisione. 

Wapi è nata a fini accademici: era un progetto universitario commissionato dell’Agenzia Spaziale Italiana, che proponeva di scegliere un settore in cui è possibile creare valore tramite Earth Observation satellitare e svilupparvi un modello di business. 

Ma com’è  possibile che tra tutti i settori abbiate scelto quello dell’agricoltura, uno dei più restii all’innovazione?

Il punto che tu hai sollevato, ovvero quello della sotto digitalizzazione del settore, in realtà è sì, un ostacolo, ma anche un’opportunità non soltanto in termine di crescita e progresso, ma anche per migliorare la sostenibilità ambientale. Stiamo andando incontro a un mondo che si trova ad affrontare due aumenti importanti: quello della popolazione e quello delle temperature, il che significa che bisognerebbe produrre di più, ma inquinando di meno. Questo bisogno si traduce nella necessità di innovare l’agricoltura, di cercare di ricavare di più dalla terra, ma non come si è fatto fino ad adesso. Una delle soluzioni possibili per far fronte a questa emergenza è proprio l’utilizzo di dati e tecnologie 4.0.

Parlando di sostenibilità, quali sono i miglioramenti dai punti di vista ambientale, economico e sociale che l’agritech può portare alle aziende agricole?

Il valore aggiunto dei nostri prodotti è l’aumento della produttività delle aziende agricole riducendone l’impatto ambientale. Per esempio, se un agricoltore utilizza un’app per l’agricoltura di precisione, si affida quindi ai suggerimenti di una tecnologia che analizza reali necessità del terreno per effettuare delle attività come l’irrigazione, i trattamenti fitosanitari e la fertilizzazione, ciò significa che l’agricoltore ottimizza le risorse che utilizza sul terreno, risparmiando fino al 20% sul budget annuale. Ma questo porta anche ad un risparmio di risorse che inquinano o che, come l’acqua, dobbiamo imparare a economizzare. Inoltre, queste app riducono la manovalanza in agricoltura. In un momento in cui le persone si spostano nelle grandi città e vogliono fare lavori meno manuali, le tecnologie permettono di compensare questa mancanza, permettendo comunque ai giovani di approcciarsi al mondo dell’agricoltura, ma attraverso le tecnologie.

Come e in quanto tempo possiamo digitalizzare gli agricoltori? Non deve essere facile rieducare una persona abituata a lavorare la terra “come da tradizione”, a usare un metodo completamente diverso e innovativo di fare il suo lavoro. 

Certo, la barriera culturale esiste e deriva soprattutto dal fatto che il loro lavoro è sempre stato fatto in un’altra maniera. Quello dell’agricoltura è un mestiere in cui vi è grande passione e non è facile spiegare che il lavoro di una vita in realtà potrebbe essere fatto “meglio”. Questa è la maggiore barriera che ci troviamo ad affrontare, ma comunque si sta rivelando essere meno ostruttiva di quanto non avessimo pensato. Gli agricoltori non sono gente che vive lontana dal mondo, utilizzano già la tecnologia, e la nostra idea di fare app che siano semplici da utilizzare è nata proprio per far si che il servizio sia accessibile a tutti. Inoltre, se l’app è gratuita, tu, agricoltore, puoi scaricarla senza temere di aver buttato soldi in un prodotto che non usi. Poi “giocandoci” magari ti accorgi che questa app è semplice e che ti fa risparmiare tempo. Ecco, io in quel momento ti ho digitalizzato.

Qual è il futuro dell’agricoltura e in quanto tempo potrebbe avvenire questa transizione tecnologica?

Tra quindici anni l’agricoltura sarà digitalizzata, dovrà esserlo per forza. L’agricoltura sarà digitale, sarà tecnologica, sarà di precisione e per restare competitivi anche i più restii dovranno adattarsi. Questo cambiamento riporterà anche i giovani nel settore. Oggi leggevo che negli ultimi anni in particolare, sono nate migliaia di aziende di giovani. Quello dell’agroalimentare è per l’Italia un settore fondamentale, ed è quello su cui abbiamo un vantaggio comparativo sugli altri. A differenza di altri settori come magari il tech, dove non abbiamo i vantaggi della Silycon Valley, se ci mettiamo a fare dei prodotti agroalimentari, facciamo business in Italia, ma siamo i più forti nel mondo. In questo settore il nostro vantaggio deriva dall’esperienza, dalla storia, dalla bontà della nostra terra, e questo secondo me molti giovani con il sogno della Silycon Valley stanno iniziando a capirlo. 

Voi di Wapi allora siete un po’ una contraddizione perché puntate sì, al settore agroalimentare, ma facendo tech. 

Esatto, e questa è la parte più bella. Queste app sono data-driven, cioè funzionano se ci sono tanti dati che ti permettono di allenare dei modelli. Il fatto che l’Italia, al contrario di paesi come l’America, sia composta da tantissime piccole aziende agricole, tanti microclimi e coltivazioni differenti, fa si che sebbene i tempi di raccolta di questi dati siano molto lunghi – perché l’agricoltura è stagionale – e sebbene siano molto localizzati, in poco tempo possiamo comunque già di fare una comparazione con ciò che avviene nel resto del mondo, godendo, ancora, di un vantaggio comparativo. Forse l’unico nel mondo tech.

L’Italia è unica anche in questo. 

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