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Procedura di infrazione

L’Italia ha ufficialmente evitato la procedura d’infrazione grazie alla dimostrazione della capacità di poter rispettare l’impegno assunto lo scorso dicembre, ovvero mantenere il disavanzo al di sotto del 2,04% del PIL nel 2019.

Cosa prevede la procedura?

In termini tecnici e giuridici, la procedura d’infrazione è regolata dall’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Più in particolare è il Protocollo n.12 (allegato al TFUE) sulla procedura per i disavanzi eccessivi a specificare due requisiti fondamentali, cui tutti i Paesi dell’Unione devono attenersi a due requisiti fondamentali: 

  • il disavanzo di bilancio (deficit): il rapporto tra disavanzo pubblico (deficit) e Pil ai prezzi di mercato non deve superare il 3%;
  • il debito pubblico: rapporto tra il debito pubblico e il PIL non deve superare il 60% del PIL.

A dare maggior vigore a quanto specificato nel Protocollo n.12 con i Regolamenti n. 1055 e 1056 del giugno 2005 sono stati individuati anche i cosiddetti MTO differenziati (The Medium Term Budgetary Objective) per fare in modo che sia rispettato un margine di sicurezza, rispetto al limite del 3% del PIL, per il disavanzo e  per agevolare un rapido progresso verso la sostenibilità.

Per disavanzo di bilancio si intende la situazione contabile dello Stato che si verifica quando la differenza tra entrate e uscite è negativa, ovvero il bilancio dello Stato è negativo.

Il debito pubblico, invece, è il debito che lo Stato ha contratto nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri, come imprese, banche o altri Stati, all’interno del quale rientrano anche gli interessi sui titoli di Stato.

Se la Commissione Europea, a seguito di un approfondito studio sui conti del paese, riuscisse ad individuare possibili violazioni dell’articolo 126 del TFUE, può multare. Se nel caso dell’Italia si fosse arrivati all’applicazione della procedura, ciò avrebbe rappresentato la prima volta in cui l’Ue si sarebbe vista obbligata a procedere nei confronti di un paese fondatore.

Perché l’UE si è focalizzata sul caso italiano?

La lettera inviata dal Ministro dell’economia e finanze Tria, non sarebbe piaciuta all’Ue, che criticava specialmente le due misure cardine del governo guidato dal premier Conte: Quota 100 e Reddito di Cittadinanza erano nel mirino, perché secondo il giudizio della Commissione, avrebbero messo a rischio i mercati finanziari e l’economia sia  italiana che europea. D’altro canto, Conte ha sempre dichiarato con fermezza che i conti dell’Italia sono in ordine, e ha anche aggiunto: seppur la decisione finale spetta alla Commissione europea, la procedura va evitata senza indugi. 

Come  è stata evitata la procedura di infrazione

La chiave di volta per evitare la procedura di infrazione è stato il deficit nominale (utile per la misurazione della differenza tra le entrate e le uscite di uno Stato), che si differenzia dal deficit strutturale che misura con maggiore precisione il miglioramento reale dei conti pubblici. 

Dopo il collegio dei commissari europei nei primi giorni di luglio, è stato Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari, ad affermare che la procedura per debito nei confronti dell’Italia non è più necessaria. Il 1 Luglio è stato approvato dal governo un pacchetto grazie al quale non ci sono più le basi per la procedura per debito.  

L’Italia ha portato il deficit a -7,6 miliardi, con la misura correttiva attuata dal Governo, che ha permesso l’assestamento dei conti, grazie sia al congelamento di 1,5 miliardi di Euro dovute alla minor richiesta, “inaspettata”, del reddito di cittadinanza e Quota 100 e sia grazie ai 2 miliardi di taglio alla spesa dei ministeri, congelati dal consiglio dei Ministri del 19 Giugno. 

Quali sanzioni rischiava l’italia?

Come indicato nei trattati dell’Unione Europea, ci sono delle sanzioni, riportate di seguito, per chi non rispetta le norme: quando un paese viene sottoposto al giudizio della Corte di Giustizia europea (CGUE), organo atto a garantire che il diritto dell’UE venga interpretato e applicato allo stesso modo in ogni paese europeo oltre anche al controllare che i paesi membri e le istituzione dell’UE rispettino la normativa comunitaria, per la seconda volta, la Commissione propone che la Corte imponga sanzioni pecuniarie, che possono consistere in una somma approssimativa e/o in pagamenti giornalieri. L’importo proposto dalla Commissione può essere modificato dalla Corte nella sentenza.

Le sanzioni sono calcolate tenendo conto di vari elementi:

  • l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari;
  • il periodo durante il quale le norme europee sono state violate;
  • la capacità del paese di pagare, con l’intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente.

Nella fattispecie Italiana, si sarebbe partiti da una sanzione minima equivalente allo 0,2% del PIL fino ad arrivare, ad una multa ben più salata. Nel peggiore dei casi infatti, l’ammontare massimo di una sanzione con cui l’Ue può colpire uno Stato membro è pari allo 0,5% del PIL, che nel caso dell’Italia si aggirerebbe  intorno ai 9 miliardi di euro.

Il Governo giallo-verde ha rispettato le promesse fatte in precedenza, evitando all’Italia la procedura di infrazione. La Commissione europea comunque, procederà ora ad una minuziosa valutazione del progetto di legge di bilancio 2020.

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