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L’Ucraina prova a sorridere

Un comico che diviene presidente. No, non è la sceneggiatura di un film, anche se in questa storia ci si avvicina molto. E no, non è neanche la nuova scesa in campo di Beppe Grillo. E’ piuttosto il risultato delle elezioni in Ucraina dello scorso 22 aprile, che hanno visto il quarantunenne Volodomir Zelenskij stravincere sull’ex Presidente Petro Poroshenko. Come a dire, tutto il mondo è paese. Da Donald Trump a Grillo, fino appunto al neo eletto presidente ucraino. Si può naturalmente discutere su quanto la politica stia lasciando il passo a chi di questa non si è mai occupato in vita sua, ma tant’è. Il dato che emerge è sufficientemente chiaro: piuttosto che continuare a riporre la fiducia nelle solite persone o sperare che un emergente faccia meglio dei suoi predecessori, gli elettori ormai preferiscono affidarsi a chi con la politica non ha avuto niente a che fare. Come se un voto per un volto sconosciuto potesse significare, automaticamente, l’immunità permanente ai giochi che il potere implica. 

Le cause della sconfitta

Già, sono proprio quei giochi che hanno dichiarato la fine dell’era Poroshenko che cercava la riconferma dopo il suo primo mandato ed è stato battuto nettamente dal suo avversario (o, per dirla con le parole dello stesso Zelenskij durante un confronto tra i due, dal suo “verdetto”) con uno schiacciante 73% dei voti. In realtà, la sua sconfitta non è stata esattamente una notizia inaspettata. Tra quelli usciti dall’influenza sovietica, l’Ucraina è lo stato che ha deciso a più riprese di non rinnovare la fiducia al leader uscente, con ben 6 presidenti differenti in 28 anni. 

Non solo. La situazione da un punto di vista della corruzione e dell’economia era divenuta insostenibile. Mentre i salari medi hanno iniziato a scendere, a salire era il prezzo del gas – risorsa fondamentale per l’economia del paese – e l’inflazione, stanziatasi al 43% nel 2015. Ad onor del vero, prima delle elezioni vi era stata una diminuzione. E’ proprio intorno al gas che si è giocata la partita elettorale. Con la mancanza dei sussidi, molti cittadini si sono ritrovati delle bollette più alte dei loro stipendi mensili. Tra l’altro, questi sostegni sono oggetto di corruzione poiché gestiti e monopolizzati dalle aziende: non pagando i prezzi di mercato, non si è fatto altro che svuotare le casse statali. Ma, secondo Poroshenko, non vi era altra soluzione per ristabilire la condizione economica del paese. Di questo squilibrio se n’era accorto, ovviamente, anche il Fondo Monetario Internazionale tanto da imporre, come condizione necessaria ad ulteriori ed eventuali prestiti all’Ucraina, il ristabilimento ai prezzi di mercato delle tariffe. 

Nel 2014 la popolazione aveva chiesto al Willy Wonka ucraino, o re del cioccolato (appellativo nato in riferimento all’ascesa di Poroshenko nell’industria dei dolciumi), un grande balzo in avanti da un punto di vista sociale, politico ed economico. Al momento del passaggio di consegne tra lui e Zelenskij, riconosciuto ancor prima del risultato ufficiale, la situazione in Ucraina non si può di certo definire migliore di quella di cinque anni fa. La corruzione, come descritto, è ancora un elemento molto radicato, il tenore di vita si è aggravato pericolosamente e la guerra al fronte con la Russia non è ancora terminata, tutt’altro. 

Notizie dal fronte

Già, la Russia. Ecco un’altra differenza sostanziale tra i due candidati: mentre Poroshenko ha fatto dell’indipendenza da Putin un suo cavallo di battaglia, fallito, Zelenskij parla la stessa lingua del leader del Cremlino. Proprio da Mosca guardano questa elezione con curiosità. La soluzione alla cessazione dei conflitti nelle zone filorusse è ancora tutta in divenire. Per fare un esempio di quale sia il contesto, alle ultime elezioni presidenziali non vi era alcun seggio elettorale nei territori della Crimea e nelle regioni dell’Est sotto controllo russo. Gli aventi diritto hanno dovuto richiedere un’autorizzazione per registrarsi in un luogo diverso da quello della loro residenza ed oltrepassare la frontiera, andando a votare nei luoghi appositamente messi a disposizione.

Anche se non ha più i riflettori mediatici fissati addosso, la guerra è tutt’ora in corso e conta più di 13mila vittime negli ultimi cinque anni. Le dichiarazioni di Zelenskij fanno immaginare ad un ritiro dei soldati dal fronte, ma il condizionale è d’obbligo data la complessità della vicenda. Completamente l’opposto di quanto aveva in mente Poroshenko, in lotta continua con la Russia, tanto anche da immaginare una Chiesa ortodossa slegata da Mosca, ed un ammiccamento all’Unione Europea, con un’adesione prevista per il 2024, ed alla NATO. Proprio quest’ultima accusa la Russia di aver annesso illegalmente il territorio della Crimea, al confine tra i due stati. L’entrata ufficiale nell’organizzazione militare delle Nazioni Unite, votata dal Parlamento ucraino come questione prioritaria, permetterebbe una difesa (anche armata) da parte degli Stati membri nei confronti dell’Ucraina, così come previsto dall’art.5 del Trattato Nord Atlantico. A voler raggiungere al più presto tale obiettivo fu l’attuale Presidente della Rada Suprema (il nostro Parlamento) Andriy Parubiy. Dopo esser stato uno dei fondatori del Partito Social Nazionale d’Ucraina nel 1991 e molto vicino alle idee di estrema destra, tanto da definire Adolf Hitler un praticante della democrazia diretta, fu anche capo del Consiglio nazionale di sicurezza e difesa. Il fatto che fosse uno dei leader delle rivolte a Piazza Maidan a Kiev – da cui è partita la protesta nel paese e la conseguente cacciata dell’ex presidente Viktor Janukovyc – e la consegna di giubbotti anti proiettili ai soldati ucraini presenti ad Odessa, dove morirono in un incendio doloso decine di filorussi disarmati, lascia molti dubbi, o certezze, sul modo di operare dei militari ucraini nei confronti dei concittadini di nazionalità russa.

Cambio di visione?

A pochi mesi dall’insediamento di Zelenskij, non è ancora chiaro in che direzione si muoverà riguardo un’eventuale entrata dell’Ucraina nella NATO e nell’UE, né quali saranno le prime mosse per far rialzare l’economia. Nella lotta alla corruzione, invece, si è già mosso con decisione. Ha fatto scalpore la scelta di sciogliere il Parlamento a fine maggio scorso, con l’invito ulteriore di dimissioni da parte dei membri del governo e la richiesta di licenziamento del Ministro della Difesa, Stepan Poltorak, del direttore dei servizi di sicurezza, Vasyl Hrytsak, e del procuratore generale, Yuriy Lutsenko. Essendo una forma di governo semi presidenziale, le elezioni del Parlamento ucraino sono slegate da quelle del Presidente ed erano previste per ottobre prossimo. Il neo presidente ha però concesso una prorogatio di due mesi per far in modo che vengano approvate norme anticorruzione e, soprattutto, che venga abolita l’immunità parlamentare. Almeno sotto questa voce, il cambio di rotta sembra piuttosto chiaro.

Volodomir Zelenskij è, forse, l’ultima chiamata per il paese ex sovietico per cercare di non affondare definitivamente. I dubbi, specie sulla sua inesperienza politica, sussistono. C’è chi ritiene, in generale, che un attore comico non possa far politica. Come a dire: una risata vi seppellirà.

#ucraina #zelenskij #russia #UE

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