#ComuniCARE: PRENDIAMOCI CURA DELLA COMUNICAZIONE E DEL NOSTRO PAESE!

EconomiaEuropaPolitica

La (non) geopolitica del virus

Le immagini dei primi riflessi del Coronavirus in Italia hanno riempito i giornali e telegiornali ormai due mesi or sono. Le interviste ai vari imprenditori della comunità cinese della zona di via Paolo Sarpi a Milano avevano generato in molti un mix di emozioni e timori, il viavai politico quei giorni era incessante a dimostrare vicinanza simbolica ad un’area del mondo apparentemente distantissima, ma mai così vicina come in quei giorni. Quasi un mese dopo, le telecamere si sono concentrate sui militari italiani all’imbocco dei paesini del lombardo-veneto, la cui collocazione geografica era ai più sconosciuta. Rapidamente il baricentro di quella che nel frattempo è diventata una pandemia si è trasferita alla nostra longitudine. Al netto delle difficoltà di comunicazione inter-istituzionale dei vari livelli governativi nazionali, si è immediatamente palesata la mancata ricezione del pericolo da parte dei nostri vicini europei. Ora, che tutte le vie d’Italia assomigliano a via Paolo Sarpi alla fine di gennaio e che metropoli mondiali adotteranno misure sempre più simili alla Codogno di un mese fa, è ora di convincersi che il virus non guarda né al diritto internazionale né alle alleanze geopolitiche.

Quale politica dietro la corsa alla solidarietà?

Di fronte alla tragica e rapidissima evoluzione di questa situazione, a cui nessuno in tempi moderni si era mai fronteggiato, anche la simbolicità di un gesto può nascondere una profonda effettività. Le diverse letture che vengono fornite, da diverse parti, in merito ad una possibile condizionalità dell’aiuto sono del tutto fuorvianti, ma l’effettività va solamente ricercata nel tentativo di un sostegno medico e sanitario ai paesi che più si scontrano con la letalità di questo virus. In questo contesto il sostegno iniziale da parte del governo italiano è stato prontamente ricambiato da parte della Croce Rossa cinese con l’invio di personale e materiale sanitario a sostegno del paese europeo maggiormente in prima linea nella lotta a questa crisi epidemiologica. Alla disponibilità cinese ha fatto rapidamente seguito la disponibilità di collaborazione da parte di personale medico cubano e hanno fatto ancora più scalpore le immagini dell’arrivo di nove mezzi dell’aviazione russa sul nostro territorio nazionale. Lo storico allineamento fra questi paesi, benché attualmente in crisi, cozza con l’orientamento prettamente atlantista del nostro Paese a partire dal secondo dopouerra. Probabilmente non è solo l’eccezionalità del contesto attuale ad avvicinare i due sistemi, ma come ha sottolineato l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea si inserisce nella modernizzazione del filone della “politica della generosità”, il quale comunque non nasconde una componente di tentativo di controllo dell’influenza sia esterna che, soprattutto, nel dominio interno di questi attori internazionali.

La rincorsa dell’Unione

La narrativa relativa all’origine delle principali fonti di sostegno è stata sostenuta anche in ottica di evidenziare l’immobilismo delle istituzioni europee nella prima fase del diffondersi del virus nel continente europeo. È in primo luogo necessario ricordare, e sottolineare, come, secondo l’articolo 168 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, le competenze in materia di sanità pubblica sono riservate alla sfera nazionale. Ciò vuol dire che ciascuno Stato Membro gestisce in piena autonomia le proprie politiche sanitarie e che il ruolo dell’Unione è solamente ancillare e prevalentemente di coordinamento a livello comunitario.

La prima reazione, quasi di pancia, da parte degli Stati Membri è stata la chiusura dei valichi stradali verso l’Italia, ma rapidamente la diffusione del virus è riuscita a valicare anche le dogane e quindi la questione è diventata di interesse europeo. Anche le figure di vertice hanno sofferto il duro impatto iniziale, basti pensare l’attesa di quasi venti giorni per un messaggio della presidente della Commissione Von der Leyen, ma rapidamente il coordinamento europeo ha cercato di dare il suo contributo. Nell’innovativa formula delle videoconferenze si sono tenuti “consigli dei ministri informali” con una frequenza mai vista, il dialogo bilaterale tra Stati membri ha avuto un’accelerazione improvvisa e l’agenda è stata rivista completamente per il sostegno dei paesi in prima linea.

L’effetto di questo ripensamento è la sperimentazione di nuove vie di collaborazione e solidarietà fra i diversi membri. L’appalto centralizzato da parte della Commissione per la fornitura di materiale sanitario è un unicum nel recente passato dell’integrazione comunitaria, mentre a livello bilaterale si segnala la perfetta integrazione tra il sistema sanitario italiano e tedesco, che ha visto quest’ultimo presente nella ricezione di pazienti italiani all’interno delle proprie strutture al fine di alleviare quelle del nostro Paese. In tema di solidarietà, pilastro morale dell’Unione Europea, una menzione d’onore per la Protezione Civile italiana: quasi in contemporanea della posa di massi al confine italo-sloveno, partivano in direzione di Zagabria i mezzi di soccorso per sostenere la popolazione colpita dal recente terremoto.

La futura partita europea sarà certamente sul tema economico del post-pandemia, ma, come ha ricordato il Presidente Conte durante il proprio intervento al Senato, la solidarietà degli altri Paesi non deve mettere in dubbio il nostro assetto geopolitico.

Related posts
InternazionalePolitica

Risposte al COVID-19: un approccio comparato

ComunicazionePolitica

Sfiducia a Bonafede: l’analisi degli interventi al Senato

EuropaPolitica

Il Sovrano tra emergenza ed eccezione

EconomiaSostenibilità

Buono mobilità (sostenibile): una luce in fondo al tunnel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *