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Boris Johnson, il politically incorrect vince ancora.

Un trionfo indiscusso e indiscutibile quello di Boris Johnson alle elezioni inglesi di giovedì 12 dicembre. I cittadini del Regno Unito hanno affidato un mandato pieno al leader dei conservatori, che si aggiudica la vittoria delle elezioni ed una maggioranza assoluta in parlamento, con 348 seggi su 650, avendo superato la soglia dei 326 necessari per governare senza alleanze.I sudditi della Corona hanno deciso, in maniera incontrovertibile, che Boris Johnson sarà il Capitano chiamato a guidare l’Inghilterra fuori dall’Unione Europea.
Una vittoria, questa, che pesa come un macigno per la Sinistra d’Oltremanica ed europea, e per la Stampa che, ancora una volta, ha sbagliato qualsiasi pronostico, come tempo addietro con la Brexit. Se il Giornalismo, come dovrebbe essere, è comprendere la società e le sue esigenze, nonché tentare di prevedere il futuro che incombe, sembra proprio che non sono tempi felici per questo settore, già di suo in crisi.  Le varie penne del giornalismo, anche italiano, non sono mai state clementi con quello che è stato soprannominato da molti, in ragione del carattere e delle sembianze fisiche – galeotta fu la spettinata chioma bionda… – l’alter-ego di Donald J. Trump. In molti lo hanno infatti descritto come un rude-volgare-incompetente-misogino-scorretto-inadeguato-retrograda, aggettivi che, ad oggi, possono sembrare portatori di buona sorte, veri e propri presagi di successo per i leaders che li ricevono. Del resto, stiamo assistendo, sempre più spesso, a vittorie eclatanti delle persone maggiormente ostacolate e osteggiate dal “Quarto Potere” (semmai esistesse veramente, vien da pensare…) e sconfitte, sonore e a tratti umilianti, dei più favoriti dai vari commentatori e opinionisti politici, insomma, dalla cosiddetta intellighenzia. A partire da Hillary Clinton, passando per il “Remain” della Brexit e il “Sì” del referendum costituzionale 2016, costato la credibilità e carriera politica di Matteo Renzi, la Stampa con le elezioni inglesi di giovedì scorso ha confermato il suo tifo del malaugurio.

Il ritratto

E allora vediamo, scevri da pregiudizi, chi è il riconfermato Primo Ministro inglese?Classe 1964, nato a New York da una famiglia di origine britannica molto agiata, laureato in Lettere Classiche presso l’Università di Oxford, tra le più prestigiose al Mondo, con una tesi in storia antica. Avendo doppia cittadinanza, americana ed inglese, rinuncerà alla prima soltanto nel 2016, non ritenendo corretto per un politico, a suo dire, avere due cittadinanze. Dedicatosi al giornalismo non appena laureatosi, scrive per molte testate importanti, tra cui il Times, per poi diventare direttore dello Spectator. Le sue tesi euroscettiche trovano la simpatia della “Lady Iron”, la lady di ferro Margaret Thatcher, grazie alla quale comincerà la sua carriera politica: membro del Parlamento britannico dal 2001 al 2008, sindaco di Londra per due mandati dal 2008 al 2016, più volte Ministro, dal 23 luglio scorso Leader del Partito Conservatore e dal 24 luglio Primo Ministro della Corona. I suoi modi, spesso rudi, ineleganti e fin troppo diretti, lo hanno visto protagonista di vari scandali e numerose gaffes, ad ultimo, il 22 giugno scorso, è stato reso noto che la polizia è intervenuta nella di lui casa a causa di una violenta lite con la compagna, Carrie Symonds, su richiesta dei vicini spaventati dalle urla. Durante i suoi comizi pare abbia offeso tutti, senza riserve, sfidanti, omosessuali, neri, donne e immigrati… insomma, chi più ne ha più ne metta: un posto tra l’Olimpo degli Scorretti gli è riservato.

E Brexit sia!

Non nascosto, certamente, il tifo svolto dal Presidente americano Donald J. Trump che, con numerosi endorsements, si augurava fosse proprio Johnson l’inquilino di Downing Street, sede e residenza, com’è noto, del Primo Ministro dell’UK. Alla notizia della vittoria dei Tory (il partito conservatore guidato da Johnson), infatti, Trump si è congratulato, auspicando presto un trattato commerciale molto vantaggioso tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, inattuabile con gli altri Paesi ancora all’interno dell’Unione Europea.  Non appena diffusi i risultati, Johnson si è dichiarato entusiasta del lavoro svolto e, sempre arruffato e coinvolgente, ha assicurato la comunità inglese che entro il 31 gennaio 2020 l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea avverrà “senza se e senza ma” per poi aggiungere, per non smentire mai il suo stile, “facciamo la Brexit, ma adesso facciamo colazione”. Buona colazione allora signor Primo Ministro, ma soprattutto, buona Brexit, sperando che nulla (le) vada di traverso…

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