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Politica e istituzioni

Come funziona la stanza dei bottoni europea?

Di consueto si usa affermare che l’Unione Europea sia spesso più importante per quello che dice piuttosto che per quello che fa. Sbilanciandosi, si potrebbe dire che il Consiglio Europeo sia l’esempio più emblematico di questo potere “direzionale” comunitario così ampio. Il Consiglio Europeo che si è appena svolto è stato considerato, per i motivi sopracitati e per una serie di congiunture politiche, un evento piuttosto rilevante. Non sono state tanto le decisioni prese formalmente a renderlo tale, quanto piuttosto lo sviluppo di diverse questioni e le evoluzioni di vari “rapporti” interni al vecchio continente che ha generato. Brexit, memorandum CinaItalia e questione TAV sono i casi più rilevanti.

Ma in realtà, cosa sapete veramente del funzionamento di  quest’organo così fondamentale per le politiche europee e quindi di riflesso per il nostro paese?

Innanzitutto occorre non confonderlo con altri organi “affini” come il Consiglio d’Europa ed il Consiglio dell’Unione Europea, che si differenziano da questo per attribuzioni di poteri e membri partecipanti. Per non cadere in confusione va specificato come il Consiglio d’Europa sia totalmente estraneo all’Unione Europea e per questo trovano in esso  rappresentanza anche i vari governi europei non membri dell’Unione. Parlando invece del Consiglio dell’Unione Europea scopriamo come esso sia un organo di rango comunitario, riconosciuto dai trattati e titolare del potere normativo e strettamente collegato alle decisioni del Consiglio Europeo dal quale riceve l’indirizzo politico come vedremo più avanti; in questa sede i governi dei 28 paesi partecipano alle riunioni esclusivamente con una delegazione governativa competente per materia.

La prima riunione del Consiglio Europeo, anche se ancora non disciplinata dai trattati, ebbe luogo nel 1974 a Parigi. Elevato ad organo di livello comunitario con il trattato di Maastricht, vede ampliati i suoi poteri con il Trattato di Lisbona, fino a divenire il fulcro dell’indirizzo politico di tutta l’odierna Unione Europea ed il luogo in cui vengono discussi tutti i problemi di integrazione dei vari membri e più in generali tutte le questione che per vari motivi non possono essere discusse negli organi di livello inferiore di cooperazione intergovernativa. Quest’organo infatti è il luogo dove si riuniscono: tutti i 28 paesi membri rappresentati dai loro capi di stato o di governo (a seconda delle attribuzioni dell’ordinamento interno e la forma di governo), il presidente della Commissione Europea, l’Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera ed il Presidente Consiglio Europeo (dal 2009 dotato di un mandato stabile e prestabilito di due anni e mezzo durante il quale ha il compito di convocare e presiedere le riunioni). Viene convocato di norma due volte l’anno in sessione ordinaria, in coincidenza con la scadenza di ogni semestre europeo e può essere convocato altre volte in sessione straordinaria per determinati motivi di elevata rilevanza. All’occorrenza, nel corso di riunioni che hanno per oggetto particolari temi, ministri dei paesi membri oppure  membri della commissione competenti per materia possono prendere parte ai lavori. Si delibera per consensus, ovvero tramite una dichiarazione collegiale di “compromesso fra le parti”, sistema utile per non creare strappi politici tra i paesi membri. In determinate votazioni risulta necessaria l’unanimità, come per i casi constatazione di violazione dei principi fondamentali europei espressi dall’art.2 del TUE, Trattato sull’Unione europea; per l’elezione del Presidente del Consiglio Europeo si delibera secondo i criteri della maggioranza qualificata; la maggioranza semplice si renderà necessaria nei casi di modifica al regolamento interno. Le decisioni prese rappresentano il sostanziale indirizzo politico dei 28, indirizzo che poi verrà concretamente attuato all’interno del già citato Consiglio dell’Unione Europa.

Non poche critiche sono state mosse a quest’organo. Per quanto riguarda la modalità decisionale basata sul consensus, essendo questo un modello di ricerca estrema del compromesso, spesso non risulta in grado di soddisfare le esigenze di concretezza e piglio decisionale necessarie per governare determinati fenomeni complessi come quelli continentali. Invece, per quanto concerne il ruolo di indirizzo politico vero e proprio, i fautori del “parlamentarismo” non vedono di buon occhio un’Unione, ancora troppo collegata alle singole volontà nazionali, che agisce tramite il Consiglio e non carica di responsabilità un Parlamento Europeo dotato di un mandato popolare generale. Possiamo aggiungere che tale differenza di vedute dell’architettura istituzionale europea sarà (o perlomeno dovrebbe essere) al centro del dibattito delle prossime imminenti elezioni europee che si terranno il prossimo maggio.

#europa #consiglioeuropeo #politica

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