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Achille Lauro, supernova di libertà.

Non si fa altro che parlare di lui. In radio, in televisione, al bar, per strada, sui socials, sul muretto con gli amici. Giovani, anziani, insomma uomini e donne di tutte le età hanno voluto esprimere il loro giudizio su colui che ha elettrizzato Sanremo e la critica. Ma chi è davvero Achille Lauro? E soprattutto, qual è stato il suo messaggio lanciato dal palco dell’Ariston?

Gioventù bruciata

Lauro de Marinis, in arte Achille Lauro, trentenne, classe 1990, nasce in una famiglia agiata, figlio di un magistrato arrivato ad essere Consigliere di Cassazione. La rigidità del padre comunque non riesce a placare un carattere indomito e libertino, poi ribelle. All’età di quattordici anni decide di andarsene di casa per vivere con il fratello maggiore, un dj che gli trasmetterà ben presto la passione per la musica. Un’adolescenza senza regole, senza limiti, senza inibizioni. Frequenta i quartieri meno illuminati della Capitale, i locali più pericolosi, le persone meno raccomandabili. Senza regole, senza limiti senza inibizioni.

Il richiamo della musica inizia ad irretirgli i sensi, comincia a cantare dando voce proprio a quelle periferie frequentate ogni notte. Si affaccia nel mondo del rap underground poi del punk rock. Inizia ad esibirsi, a fare serate da protagonista. Senza regole, senza freni, senza esibizioni.

Il successo

I suoi testi duri e, a tratti, selvaggi, piacciono. Arrivano soldi e fama: è una nuova celebrità. Partecipa per la prima volta a Sanremo nel 2019 con il tormentone “Rolls Royce”. In un primo momento è assalito dalle critiche, qualcuno lo accusa di celebrare, con questa canzone, le droghe, ma ben presto ottiene uno strabiliante successo, tale che Rolls Royce incomincia ad essere apprezzata dal pubblico, non dando più adito, così, a qualsivoglia allusione del testo alle sostanze stupefacenti. 

Continua a cantare, senza freni, senza regole, senza inibizioni.

La vera consacrazione l’ha ottenuta in questa edizione del Festival. Una vera e propria star, con i suoi trucchi, i suoi costumi, i suoi movimenti è riuscito ad appassionare molti, ma anche ad attirarsi le critiche, legittime, di chi non vede in lui alcun talento. Sale sul palco ora alludendo a San Francesco, ora alla Marchesa Luisa Casati, poi è Ziggy Stardust, alter-ego di David Bowie ed, infine, grande trionfo con l’immedesimazione della Regina d’Inghilterra Elisabetta I. Vestiti, firmati da Gucci, di rara bellezza. Canta “me ne frego”, un titolo che è tutto un programma. 

Qualcuno dal pubblico lo fischia anche prima dell’esibizione, in classico stile tutto italiano, restio ai cambiamenti e tremendamente ingabbiato dai pregiudizi. Achille Lauro – per fortuna – se ne frega e canta l’istesso. 

Le pettinature, il mascara, l’abbigliamento eccentrico, i movimenti femminili e quasi sensuali, erotici, si bacia perfino con il suo chitarrista e produttore Boss Doms, Lauro è un divo, una diva (è surreale, in questo caso, dover declinare il genere, era fuori da qualsivoglia categoria di genere). Il suo fare senza freni, senza regole, senza inibizioni, questa volta conquista tutti.

Fregatevene!

Nella sua performance il canto è stato una cornice, un’appendice dell’esibizione, si è assistito ad un’esibizione teatrale, prima ancora che ad una partecipazione in una competizione canora. Il messaggio chiaro ed incontrovertibile: “vivete e mostratevi agli altri per quello che siete, fregatevene degli stereotipi, delle categorie, dei giudizi”. Chi ha colto il significato non ha percepito alcun difetto, fisico o tecnico che sia, del cantante, anzi, gli è apparso di una bellezza disarmante.

Ha elettrizzato le cellule epiteliali, a momenti ha perfino commosso: è stato un tuffo di libertà, di naturalezza, è stato un trionfo di spensieratezza.

E se la musica è strumento per comunicare, è indubbio che Achille Lauro ci sia riuscito. Non resta che sperare che gli italiani colgano il suo messaggio, forse è arrivato davvero il momento di essere meno bigotti, in Italia, cosicché – si spera – non si assisti più a fischi ancor prima di esibirsi.

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