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“Il continente che non c’è”: l’Africa al tempo del Coronavirus

Quando ancora era possibile parlare di Coronavirus senza dover ricordare i milioni di morti associati ad essa, la tragedia socio-economica, come anche quella politica, che è venuta a crearsi durante i mesi del lockdown, uno dei temi più discussi era come l’Africa avrebbe potuto affrontare questa emergenza sanitaria. Come ha voluto dimostrarsi, ha causato problemi che si estendono ben oltre le capacità e i limiti dei sistemi sanitari nazionali. E se per i Paesi occidentali, che godono di sistemi sanitari avanzati e di elevate condizioni igienico-sanitarie, la situazione è diventata gravosa, in Africa questa pandemia potrebbe avere effetti devastanti.

Gestione sanitaria: dati e incertezze

Il primo caso di Coronavirus è stato registrato il 15 Febbraio 2020 in Egitto, per poi estendersi in tutto il continente colpendo particolarmente: Egitto, Sudan, Eritrea, Somalia, Kenya, RDC, Sud Africa, Camerun, Nigeria, Mali, Algeria, e Marocco. Nonostante le misure restrittive adottate dai governi, per la maggior parte della popolazione – che vive al di sotto della soglia di povertà nelle insalubri baraccopoli – non è stato possibile confinarsi in isolamento o adottare misure di protezione adeguate. Per questo, numerosi intellettuali e scrittori, primo tra tutti il premio Nobel Wole Soyinka, hanno scritto una lettera ai capi di stato africani sollecitandoli ad adottare misure in grado di andare incontro alle necessità di coloro che vivono in condizioni disagiate. 

Nonostante gli appelli e le raccomandazioni della comunità internazionale, a giocare a favore di questi paesi vi è soltanto la giovane età della popolazione, che dovrebbe essere meno soggetta a sviluppare forme gravi del virus, al quale però vanno soppesati altri fattori che potrebbero invece portare il continente ad essere il nuovo focolaio del sars-cov2. Infatti, oltre alla carenza di medicinali e strutture ospedaliere, troviamo condizioni preesistenti come: la mancanza di accessi ad acqua potabile, la carenza di cibo e la presenza diffusa di altre malattie infettive come la tubercolosi e l’AIDS, sono fattori ulteriormente rilevanti per quanto riguarda la gravità della crisi sanitaria. Tra tutti questi, l’inadeguatezza dei sistemi sanitari nazionali è decisamente il fattore che più mette a rischio l’incolumità delle masse. Infatti, nella maggior parte degli stati africani, le più basilari cure mediche non costituiscono un diritto che chiunque si può arrogare. Inoltre, l’OMS ha stimato che in 43 paesi vi sono soltanto 5 posti in terapia intensiva ogni milione di abitanti e in tutto il continente 1 medico ogni 5000 persone.

Ad oggi, le statistiche riportano 189.022 contagiati e ‘soltanto’ 5.174 morti in tutto il continente. Non sorprendentemente, gli Stati più affetti dal virus risultano essere anche quelli più moderni, e pertanto in grado di effettuare test preventivi e fornire cure, come il Sud Africa, l’Egitto, e la Nigeria che si trovano sul podio dei contagi. Molti esperti sembrano voler leggere questi dati in un’ottica ottimistica, ma la realtà è che l’assenza di strutture e mezzi adeguati per condurre i test, fanno sì che, con tutta probabilità, non vi sia modo di tracciare o riconoscere la maggior parte degli individui infetti, innescando di fatto una bomba ad orologeria pronta ad esplodere una volte che il virus raggiungerà le baraccopoli.

Secondo il Consiglio Economico per l’Africa delle Nazioni Unite (UNECA), in Africa da 2,3 milioni a 22,5 milioni di persone potrebbero aver bisogno di un ricovero in ospedale, da 500 mila a 4,4 milioni di persone potrebbero trovarsi nella necessità di terapie intensive, ed ancora, i morti potrebbero aggirarsi tra 300.000 e 3.300.000. Queste cifre differiscono significativamente dai dati riportati sinora, e lasciano credere non solo che le statistiche non siano rappresentative nel numero reale di contagiati, ma anche, che il picco dei contagi debba ancora essere raggiunto.

Ad aggiungersi a questo scenario preoccupante, vi sono i problemi economici dati dalla diminuzione degli investimenti stranieri – soprattutto della Cina – e l’impossibilità per molti individui in età lavorativa (71%), di effettuare quei lavori “informali” con i quali riuscivano a malapena a sfamarsi. La crisi economica in Africa potrebbe avere effetti largamente più devastanti del virus, prevalentemente per via di tre fattori: la diminuzione degli investimenti, il calo del prezzo del petrolio, e la riduzione di esportazione di beni di consumo. Secondo il segretario dell’Uneca, Vera Songwe, per contrastare la crisi economica servirebbero 100 miliardi per finanziare gli interventi sanitari e i sistemi di sicurezza sociale. 

L’Africa che non c’è

Nonostante i preoccupanti dati diffusi da diverse organizzazioni internazionali e ONG, negli ultimi mesi il tema ‘Africa’ è uscito dai riflettori. Infatti, il virus non ha messo in ginocchio soltanto i governi e l’economia, ma anche tutte quelle associazioni ed i media che si sono occupati di aiutare le comunità in loco e di mettere in luce i problemi della fetta di popolazione più svantaggiata del pianeta. Ad oggi, l’Africa sembra essere stata dimenticata, e con essa anche i numerosi problemi legati alle condizioni economiche, sociali, politiche e sanitarie che potrebbero contribuire alla diffusione incontrollata del virus causando effetti ancora più devastanti per quel 56% della popolazione che vive in condizioni di sovraffollamento e carenza di igiene.

Come sempre, l’Africa rimane il continente degli ‘ultimi’, e la disattenzione mediatica verso questa fetta di mondo non farà che contribuire all’aggravarsi delle condizioni preesistenti.


Sitografia:
1https://statistichecoronavirus.it/coronavirus-africa/
2 https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2020/04/29/news/africa-255213714/
3 https://www.agi.it/estero/news/2020-02-25/coronavirus-africa-emergenza-7207853/
4 https://www.meltingpot.org/Africa-la-diffusione-del-coronavirus-e-le-conseguenze-sul.html#.Xt9qRC-uaqQ
5 https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2020/04/23/news/coronavirus_l_allarme_dell_onu_africa_a_rischio_catastrofe-254725563/

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