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L’intelligenza artificiale e la sfida delle competenze – resoconto

Ieri si è svolto l’evento “L’intelligenza artificiale e la sfida delle competenze”, organizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e dall’Università LUISS Guido Carli come culmine di un percorso di “adozione” (Adoption Lab) che ha visto il coinvolgimento di tre studenti: Andrea Fedeli, Pietro Ruffelli e Lorenzo Santucci. Tutte nostre penne!

Dopo i saluti e l’introduzione da parte di Andrea Picardi, Direttore della Comunicazione di I-Com e responsabile del percorso di AdLab, i tre ragazzi hanno presentato un paper da loro redatto (scaricabile qui), frutto del lavoro svolto nei passati nove mesi. La ricerca effettuata si concentra sull’individuazione di sfide e applicazioni dell’intelligenza artificiale in tre determinati ambiti: settore pubblico, mondo del lavoro e giornalismo.

Dopo i saluti e l’introduzione da parte di Andrea Picardi, Direttore della Comunicazione di I-Com e responsabile del percorso di AdLab, i tre ragazzi hanno presentato un paper da loro redatto (che sarà consultabile nei prossimi giorni), frutto del lavoro svolto nei passati nove mesi. La ricerca effettuata si concentra sull’individuazione di sfide e applicazioni dell’intelligenza artificiale in tre determinati ambiti: settore pubblico, mondo del lavoro e giornalismo.

Gli interventi dei ragazzi

È stato sottolineato, da Andrea Fedeli, quanto l’evoluzione digitale e in particolare l’intelligenza artificiale stiano continuamente cambiando le nostre vite: “Senza rendercene conto, ogni giorno utilizziamo sistemi basati sull’IA”. Per capire l’importanza di questa tecnologia è necessario riportare un dato: solo nel 2019 sono stati spesi più di 37,5 miliardi di dollari in intelligenza artificiale, cifra che è previsto che triplicherà. 

Ma come capire quali saranno le conseguenze di tali investimenti, soprattutto nel mondo del lavoro? Lorenzo Santucci, citando i dati del World Economic Forum del 2018, afferma che il saldo tra posti lavoro creati ed eliminati in seguito all’adozione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, sarà positivo con circa più di 50 milioni. Nel mondo del giornalismo in particolare, sostiene Pietro Ruffelli, è evidente come sia necessaria un’innovazione e l’integrazione dell’intelligenza artificiale potrebbere essere l’innovazione cercata. Il giornalismo come lo conosciamo oggi non morirà, ma si adatterà alle nuove tecnologie così come tutti gli altri settori.

Competenze, competenze, competenze.

Ma come guidare questa transizione tecnologica? Barbara Gasperini, moderatrice dell’evento, ha rivolto questa domanda ai quattro ospiti. Tutti i relatori sono stati concordi nell’affermare che per poter favorire e governare questa nuova “rivoluzione industriale”, sia necessario ripartire dell’istruzione ancor prima della formazione, per far sì che i lavoratori del futuro possano affacciarsi al mondo del lavoro avendo acquisito le dovute competenze. 

“Il settore pubblico può essere uno dei fattori che guidano l’innovazione, è quindi importante che ci sia un intervento. Se non c’è un adeguamento delle competenze, se l’intelligenza artificiale non entra a far parte dei curricula di tutti i futuri professionisti, sarà difficile cogliere le opportunità offerte dall’IA. Gli studenti devono capire come poter lavorare con le macchine, capire cosa chiedere loro e quali risultati aspettarsi.” Interviene così Stefano da Empoli, Presidente dell’Istituto per la Competitività, aggiungendo che non bisogna avere paura del progresso tecnologico perchè “le opportunità, come in tutte le grandi trasformazioni tecnologiche, sono sempre superiori ai rischi”.

Pier Luigi Dal Pino, Public Affairs Director di Microsoft in Italia e Austria, aggiunge che il vero rischio è quello di non essere in grado di gestire la transizione, non solo da un punto di vista di competenze, ma proprio normativo. “USA, Cina e Russia, stanno investendo moltissimo in ricerca e sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ma non si stanno concentrando sulla regolamentazione. è qui che l’Europa deve inserisi, per colmare il gap con le superpotenze andando ad occupare uno spazio dove gli altri non vogliono e non sono ancora arrivati.”

Emerge quindi, anche dall’intervento di Laura Di Raimondo, Direttrice Generale di Assotelecomunicazioni, l’importanza di definire una strategia generale del paese che sappia anticipare o accompagnare i continui cambiamenti della nostra società legati all’innovazione. E bisogna “investire, in competenze, educazione, infrastrutture e capitale umano”-afferma-, che sarà l’unico fattore che le macchine non riusciranno a sostituire. “Puntare sulle qualità, non solo tecniche, può cambiare e salvare alcuni settori”.

La vera rivoluzione nel rapporto uomo-macchina, spiega Marco Pratellesi ex condirettore di Agi, sarà nell’impostazione antropocentrica di quest’ultima “non deve essere l’uomo ad imparare a far funzionare la macchina, ma la macchina a piegarsi all’esigenze dell’uomo”. La transizione la guidano i grandi, sia nel settore pubblico che nel privato. Perchè “i cambiamenti sono innanzitutto culturali. Se chi guida un’azienda non è in grado di fare del cambiamento un’abitudine di vita e a trasmetterlo ai proprio dipendenti, non c’è rivoluzione che possa funzionare.” In questo senso, nel mondo del giornalismo in Italia, siamo molto indietro rispetto ai grandi competitor d’oltre oceano ad esempio: lì già si parla di newsgating, di valutare se una storia sia o meno apprezzabile e notiziabile. “Nei prossimi anni le aziende editoriali dovranno convertirsi all’intelligenza artificiale o scompariranno”, conclude.

Riflessioni e conclusioni

Ci sentiamo di affermare che ogni settore dovrà integrare l’intelligenza artificiale all’interno della propria filiera, per favorire e guidare nel miglior modo possibile l’inevitabile transizione tecnologica, scongiurando crisi economico-finanziarie come quelle del 1929. 

Bisogna ripartire dal settore pubblico, con investimenti nell’istruzione e nelle start-up, per dare la possibilità ai giovani di emergere. Le sfide più grandi sono sicuramente legate all’aspetto normativo. Ci auguriamo che questo governo, che nella sua precedente edizione aveva formato una squadra di esperti in intelligenza artificiale che aiutassero a definire una strategia nazionale per il nostro paese, sappia guidar,e anche attraverso il Ministero per l’innovazione tecnologia e la digitalizzazione, questi cambiamenti. Sono molti gli aspetti su cui concentrarsi, non solo l’intelligenza artificiale ma anche la gestione dei big data e la possibilità di accesso ai dati. Come detto all’inizio, l’evoluzione digitale è permeata in ogni ambito della nostra società. E in ogni ambito della nostra società bisognerà intervenire. 

Concludiamo riproponendo una domanda provocatoriamente lanciata ieri da Barbara Gasperini: come vedete, da qui a cinque anni, l’integrazione tra uomo e macchina in Italia?

La redazione

Un ringraziamento particolare ad Alessia, Edoardo, Lorenzo, Andrea, Pietro e Lorenzo

Per vedere parte dell’evento in video, trovate la diretta qui.

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