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La trasformazione digitale è ora: strategie di sviluppo a confronto

“Digital technologies are profoundly changing our daily life, our way of working and doing business, and the way people travel, communicate and relate with each other.”
Il digitale ci sta cambiando e ne stiamo (ri)scoprendo l’importanza in questo momento di emergenza da Covid-19. In moltissimi sperimentano il remoteworking (lo smartworking è altro), le scuole utilizzano le piattaforme di e-learning e si moltiplicano le iniziative educative, culturali e di intrattenimento per aiutare tutti a superare questo momento difficile.
Risulta allora importante avere un’idea non solo di quello che oggi è il digitale, ma delle intenzioni dei policy makers di quale possa essere il futuro. In questo articolo si cercherà di illustrare le strategie proposte dalla Ministra italiana Paola Pisano e dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, al fine di fornire una chiave di lettura delle possibili evoluzioni, almeno normative.

Strategia per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese (Italia)

Lo scorso dicembre, la allora neo Ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, ha presentato il suo piano “Italia 2025”, diviso in tre macro aree e suddiviso in 20 azioni concrete, per accompagnare nella transizione digitale la Pubblica Amministrazione, le aziende, il nostro Paese e i cittadini.
Il piano si fonda sulla concezione di una trasformazione digitale “strutturale”, che coinvolga lo Stato e tutti i settori che lo compongono, a partire dai cittadini e dalla Pubblica Amministrazione (PA). Pur riconoscendo i limiti e le difficoltà riscontrate in questi anni a causa di una mancata visione organica, nella strategia vengono proposte tre sfide, derivanti da un’attenta analisi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite: Società digitale, Un paese Innovativo, Sviluppo inclusivo e sostenibile. Ognuna di queste è poi suddivisa in tre obiettivi ciascuna, a cui corrispondono le 20 azioni pratiche. In questa sede non sarà possibile approfondire ogni singola azione proposta, ma rimandiamo direttamente al documento per approfondire.

Realizzare
una società digitale, in cui la Pubblica Amministrazione, attraverso migliori infrastrutture digitali, la valorizzazione dei dati, la creazione di competenze digitali, faccia da volano anche per il settore privato. Tra gli ingredienti per questa ricetta, sarà necessario diffondere le piattaforme abilitanti (identità digitale, pagamento elettronico, anagrafe unica, carta d’identità elettronica), razionalizzare le infrastrutture e le risorse, creare nuovi servizi digitali che permettano un uso sistematico, da parte di cittadini e imprese, di servizi digitali efficienti e semplici da usare, oltre ad un miglioramento del procurement pubblico (le capacità di acquisto) e delle politiche di open innovation. In quest’ottica, giocheranno un ruolo fondamentale i dati – tra l’altro sottovalutati dagli italiani nella versione aggregata – aperti della PA, fondamentali per migliorare e implementare i servizi, in una concezione umanocentrica.

un paese innovativo, attraverso la sperimentazione in deroga (il cd “diritto ad innovare”, con una grande arbitrarietà della Ministra), la formazione ad hoc per startup e società di venture capital e l’accesso ad asset innovativi, lo stanziamento di fondi (es. Fondo Nazionale Innovazione), creando così un ecosistema che favorisca la contaminazione e l’innovazione. Questo potrebbe incentivare la nascita e la crescita di progetti rivolti all’applicazione di nuove tecnologie – robotica, mobilità, l’intelligenza artificiale, cyber security -, a partire dai territori: le città e i piccoli borghi dovranno diventare dei poli attrattivi di innovazione, grazie alle infrastrutture nazionali, come la fibra, il cloud e la connessione 5G. Uno dei primi passi è la centralizzazione dei datacenter sul territorio, che permetta una riduzione del consumo energetico e l’utilizzo di fonti energetiche alternative in ottica sostenibile.

uno sviluppo inclusivo e sostenibile, attraverso la diffusione della cultura e delle competenze digitali, con percorsi di formazione rivolti agli studenti ma anche al continuo reskilling per i lavoratori. In questo processo lo Stato svolgerà un ruolo cardine, assumendo la governance dell’uso delle tecnologie, promuovendo la diffusione, massimizzando i benefici collettivi e minimizzando gli impatti negativi, sulla base dei i principi dell’etica, della responsabilità e della non discriminatorietà delle soluzioni tecnologiche, specie nel caso della Intelligenza Artificiale.

Definire il futuro digitale dell’Europa

Il 19 febbraio 2020, la Commissione europea ha comunicato la nuova strategia digitale europea per i prossimi cinque anni, presentando tre documenti: la Comunicazione “Definire il futuro digitale dell’Europa” relativa alla nuova strategia europea digitale; il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale (I.A.); la Comunicazione sulla Strategia europea sui dati.
Ognuno di questi interventi meriterebbe un articolo dedicato ma, in questo contesto, ci limiteremo all’analisi del primo, ossia il documento che offre maggiormente una visione complessiva dei progetti europei.

Tecnologia al servizio delle persone

Nella costruzione di un’Europa digitale, è importante porre le basi per un ecosistema tecnologico a disposizione della società, in cui la “Tecnologia lavori per le persone”, sviluppando soluzioni innovative in campi come la medicina, i trasporti e l’ambiente, concepiti in una concezione uomocentrica.
Definire delle regole precise per realizzare questo sistema non significa escludere nessuno, bensì fissare dei principi europei validi per tutti. I dati svolgono un ruolo fondamentale e pertanto dovrebbero essere disponibili per tutti, in modo equo e nel rispetto della diversità e della democrazia. Questo approccio potrebbe aiutare la società a trarre il massimo dall’innovazione e dalla concorrenza oltre che a garantire a tutti maggiori benefici del un dividendo digitale.

Un’economia equa e competitiva, un mercato unico che superi le normativa locali o nazionali, spesso divergenti tra loro, al fine di permettere l’avvio e la crescita di imprese, start up e progetti innovativi. L’Europa può rappresentare un trampolino di lancio per le aziende che vi nascono se riesce a ridefinire alcune regole del gioco, in modo che le nuove aziende possano essere “pulite”, “circolari”, digitali e competitive anche a livello globale.
I dati potrebbero nuovamente fare la differenza, in un contesto di accesso sicuro ma agile e semplificato. Per questo la CE prevede di valutare l’idoneità delle regole di concorrenza attuali sulla base di un’indagine, su cui poi strutturare un intervento normativo.
Questo processo dovrebbe coinvolgere anche il settore fiscale, con una revisione delle regole di tassazione, e una nuova Agenda dei consumatori, che li metta nella condizione di fare scelte consapevoli ed essere protagonisti di questo processo.
Sicuramente, un passaggio fondamentale sarà la proposta di una legge sui servizi digitali per rafforzare la responsabilità delle piattaforme online e chiarire le regole per i servizi online, a garanzia di condizioni eque di competizione. In questo senso, il GDPR è stato un successo (almeno normativo), e anche su questo piano la Commissione vorrà aumentare ancora la qualità dei dati accessibili, garantendo al contempo la privacy.

Una società aperta, democratica e sostenibile:
Tecnologia, mercato e persone. Affinché tutta la strategia sia realizzabile, è necessario costruire un contesto giuridico stabile, unico, con valori e regole etiche europee, norme sociali e ambientali che valgano anche nello spazio digitale. Una società digitale di questo tipo dovrebbe essere pienamente inclusiva, equa e accessibile a tutti, in cui ognuno potrà dotarsi di un’identità elettronica pubblica universalmente accettata (eID), affinché i consumatori abbiano accesso ai propri dati e utilizzino in modo sicuro i prodotti e i servizi che desiderano. In quest’ottica, sarà possibile imparare ad utilizzare i dati (big data) come strumento per migliorare il processo decisionale, sia pubblico che privato. Ma è importante anche mettere tutti nella condizione di poter accedere ad informazioni affidabili e di qualità. Per questo la Commissione presenterà un Piano d’azione europeo per la democrazia e un Piano d’azione specifico per il settore dei media e dell’audiovisivo, proprio al fine di combattere la disinformazione online.
L’evoluzione digitale deve essere intesa in una concezione integrata, finalizzata a far diventare l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050, cercando di partire dalla riduzione delle emissioni di carbonio del settore digitale.

La dimensione internazionale

Se l’UE vuole consolidarsi come leader globale in termini di standard regolatori, deve guidare il processo di adozione e standardizzazione della nuova generazione di tecnologie: blockchain, supercomputing, tecnologie quantistiche, algoritmi e strumenti per consentire la condivisione e l’utilizzo dei dati. La soluzione potrebbe essere proporsi come modello per l’economia digitale, sostenendo le economie in via di sviluppo nel passaggio al digitale (vedi caso dell’Africa) e sviluppando standard digitali da proporre a livello internazionale.

Considerazioni

Due strategie piene di buoni propositi, che si articolano inevitabilmente in punti più dettagliati. Esaminando entrambe, si può individuare un canovaccio similare fondato su: cittadini, dati, tecnologie disruptive, amministrazioni, infrastrutture, governance, etica e imprese.
Su alcuni punti, come ad esempio sul tema del cloud, le due strategie si intersecano: entrambe propongono una soluzione federata. Ma in l’Italia, bisognerà prima fare chiarezza. Su questo tema, la Ministra Pisano non ha ancora precisato la strategia da adottare: ha parlato di un Polo Strategico Nazionale (un datacenter di alto livello) – ancora inesistente -, che preveda un compartecipazione tra pubblico e privato (es. Microsoft, Google) nella gestione dei dati e nelle infrastrutture. Nel frattempo l’Agenzia per il digitale (AgID) ha effettuato un censimento di più di 1000 datacenter pubblici dichiarandone 35 candidabili “all’utilizzo da parte del Polo Strategico Nazionale”, ma senza specificare quale sarà il ruolo di quest’ultimo: accentrerà la gestione dei dati in un unico polo (e questa sembra la via che si vuole intraprendere maggiormente percorribile) o si valorizzeranno i datacenter regionali di proprietà delle società ICT in house, ipotizzando più PSN territoriali coordinati? A primo impatto, forse la risposta può sembrare scontata verso la prima opzione, ma andando a fondo emergono importanti investimenti fatti dalle PA sui datacenter locali, che andrebbero allora valorizzati.
Un segnale positivo comunque arriva dal programma “Repubblica Digitale”, punto della terza sfida della strategia italiana, volto a diffondere le competenze e la cultura digitali nel Paese, per tutti. In questi giorni, si è riunita la task force dedicata all’iniziativa per individuare, insieme ad associazioni categoria e mondo accademico, i prossimi passi per avviare i lavori in questo “cantiere”. Inoltre, prossimamente dovrebbe essere lanciata l’App IO (forse il mese prossimo, speriamo! dato che è dal 2018 che è in beta testing), con lo scopo di offrire a portata di smartphone tutti i servizi della PA per i cittadini – e non solo.

Conclusioni

Di fronte a queste due proiezioni nel futuro si può essere positivi, dato che in Italia erano quasi 15 anni che non si vedeva un Dipartimento dedicato all’Innovazione e alla Digitalizzazione (il prossimo mese, con il primo aggiornamento del Piano Italia 2025, si tireranno le prime somme) ma dall’altra parte bisogna ricordarsi che secondo indice europeo di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), l’Italia si trova al ventiquattresimo posto in Europa.
L’UE, dal canto suo, potrebbe davvero candidarsi a leader mondiale per gli standard regolatori, dopo la “lezione” impartita sul GDPR, spostando su un piano diverso la competizione con gli altri player (USA e Cina). Non si può che auspicare che si continui su questa strada anche negli altri settori in via di evoluzione (IA, IoT, Blockchain, HPC, ecc).
Intanto è in corso un dibattito fondamentale per cittadini e governanti: l’utilizzo dei big data per contrastare la diffusione del Coronavirus. Vedremo se vincerà la privacy o la necessità di sconfiggere al più presto il Covid19. O se si troverà un ibrido per accontentare tutti.

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