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La lunghissima partita europea

Venerdì scorso (21 febbraio) non dev’essere stato semplice prendere sonno per il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michels. Nonostante la nottata (quasi) insonne trascorsa nei palazzi di Bruxelles alla ricerca di una quadra sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea, l’umore deve aver profondamente impegnato i pensieri dei 27 capi di stato e di governo nel loro rientro verso le capitali. Infatti, per la prima volta dall’accesso del Regno Unito alle Comunità Europee, il banco riservato ai britannici non è stato apparecchiato. Ma a rimanere vuota non è stata soltanto la sedia del Premier Boris Johnson, ma soprattutto la casella relativa alla contribuzione di quello che era il quarto paese per versamenti. La necessità di sopperire a questa mancanza ed il desiderio di garantire un bilancio ambizioso per l’Unione Europea ha creato non poche difficoltà negoziali per i governi europei.

L’inizio travagliato

Ebbene il negoziato sul budget europeo per il periodo 2021-2027 non è altro che uno degli ultimi mediatici problemi che affliggono l’Unione Europea. Il mancato apporto economico del Regno Unito non è stato di certo improvviso, le tesoriere europee erano già pronte ad affrontare complicate negoziati, ma chi ha sofferto di più questa situazione sono stati certamente i gabinetti delle capitali. La situazione di impasse è prettamente politica e a distanza di nove mesi dalle elezioni europee gli inciampi dei vari attori europei cominciano ad essere numerosi. La travagliata genesi della Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha richiesto ben più tempo del previsto, bloccando, di fatto, l’avvio del quinquennio europeo. Come probabilmente si ricorderà, la sua nomina segnò la stoccata definitiva alla neonata usanza dello Spitzenkandidat, che mirava ad avvicinare il potere esecutivo dell’Unione Europea ai cittadini. Questa decisione di rinunciare alla rosa di candidati, proposta dai partiti prima delle elezioni affidandosi alle contrattazioni politiche, ha portato alla faticosa e ritardata composizione della squadra dei commissari, segnata dalla (non troppo) velata battaglia politica tra il Presidente francese Macron e la Cancelliera tedesca Merkel. Nonostante la crescente ambizione nei primi mesi di lavoro della Commissione, i risultati sono tuttavia scarsi.

Green Deal: solo per leader ambiziosi

Il fiore all’occhiello del piano di lungo termine per l’Europa è sicuramente il Green Deal. Un coraggioso programma che mira a rendere il continente europeo il frontman mondiale della transizione verde, attraverso un radicale ripensamento dell’impostazione economica e produttiva dell’ultimo secolo. Il 12 dicembre 2019, la Commissione presentava una comunicazione di 24 pagine contenente i principali focus delle proprie politiche, a cui faceva seguito la proposta di creazione del Just Transition Mechanism, ovvero il carico economico, il 14 gennaio successivo. Da quel momento, il lavoro della Commissione è rimasto pressoché sottotraccia e l’assenza di dossier legislativi importanti deve fare riflettere. Un tema di così ampio raggio e di profondo respiro per varie economie europee non può non aver attivato una frenetica attività politica degli Stati membri. Quella che la Commissione si appresta ad affrontare è certamente una delle partite più politiche dell’immediato futuro.

I due anni che possono valerne cinquanta.

Il futuro dell’Unione è in continuo divenire e le difficoltà in politica interna ed estera lo testimoniano quotidianamente. Quello che probabilmente più viene a mancare è una forte guida politica, capace di imprimere una forte sterzata al corso delle politiche e di tracciare il sentiero da percorrere per una serie di riforme necessarie. Ma chi si può fare carico di questa responsabilità? Un indizio fondamentale lo fornisce il calendario. Il primo luglio 2020 la presidenza di turno spetterà alla Germania che darà il via ad un periodo che si preannuncia ad alta intensità politica, che terminerà verosimilmente il 30 giugno 2022 con la conclusione del semestre di presidenza francese. I due paesi leader dell’economia europea, che mai si sono risparmiati confronti aperti in tema di leadership europea hanno già annunciata la propria alleanza per il lancio della Conferenza sul futuro dell’Europa. Un progetto i cui contorni sono ancora molto sfumati, ma il cui titolo evoca certamente un periodo in cui la posta in palio sarà molta. In aggiunta, per quel periodo le proposte legislative per l’implementazione della strategia del Green Deal europeo poste sul tavolo dalla Commissione dovrebbero essere numerose e la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea svolge un ruolo fondamentale in questo senso. Tutto questo per garantire al continente europeo una prospettiva di crescita economica e sociale dai caratteri sostenibili, nella speranza anche di riconquistare uno spazio politico nello scenario mondiale. Tutto questo, budget permettendo.

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