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L’analisi di AWARE sui gruppi del parlamento europeo continua quest’oggi con le ultime formazioni rimaste: L’Europa delle Nazioni e delle Libertà, il Gruppo Federale della Sinistra Europea Unita ed infine i Verdi. Si tratta di movimenti che si posizionano agli estremi dello scenario politico europeo, uno a destra e gli altri due a sinistra. Non si tratta di attori chiave nello scacchiere politico europeo, ma che occasionalmente su singole questioni possono acquistare maggiore rilevanza.

ENF

Il gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà, in inglese Europe of Nations and Freedom (ENF), è un gruppo politico del Parlamento europeo identificabile, sulla maggior parte dei punti dei loro programmi, come movimento di estrema destra. Viene fondato nel 2015 da alcuni partiti dai tratti fortemente nazionalistici che si presentarono alle elezioni europee del 2014 all’interno della formazione “Alleanza Europea per la Libertà”, come il Fronte Nazionale di Marine Le Pen e la Lega Nord di Matteo Salvini. Si tratta quindi di un gruppo fortemente euroscettico, che auspica la dissoluzione dell’eurozona e dell’unione monetaria ed un approccio di rigida chiusura nei confronti dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa.

Europa delle Nazioni e della Libertà è formato da 40 membri provenienti da 9 Paesi diversi, le principali forze al suo interno sono le già menzionate Lega Nord, Front National ed il partito per la Libertà Olandese, alle quali si aggiunge l’Alternativa per la Germania (AfD). Attualmente conta 36 rappresentanti al Parlamento Europeo, ma numero questo destinato ad aumentare almeno per quanto concerne i rappresentanti italiani del gruppo, visto il successo elettorale recentemente riscontrato dal partito del Carroccio che ad oggi si attesta leggermente sopra il 30% nei sondaggi sulle elezioni europee.

La necessità percepita da parte di alcuni leader europei di creare questo gruppo è figlia dell’idea che le culture e le identità europee siano sotto attacco da quella definita da Marcel de Graaff, vice presidente del gruppo, come “dittatura dell’Unione Europea”.

Si tratta quindi del più scettico tra i gruppi presenti nel parlamento di Strasburgo e Bruxelles, esso si impegna a riportare indietro le lancette dell’orologio dell’integrazione tra i paesi dell’Unione Europea affinché si costituisca un’ organizzazione che si occupi di cooperazione economica tra stati europei, ma che lasci nelle mani dei singoli stati membri ogni decisione in materia di budget, legislazione e controllo dei confini. Il principio westphaliano della sovranità nazionale, secondo il quale lo stato dev’essere totalmente indipendente e libero di legiferare all’interno dei propri confini, rappresenta quindi il nucleo duro del progetto politico del gruppo ENF.

Il numero di eurodeputati che saranno eletti tra le fila di questo gruppo sembra, stando ai sondaggi destinato ad aumentare. Ciò nonostante, anche per il prossimo quinquennio difficilmente l’ENF farà parte della maggioranza e, di conseguenza,  non parteciperà alla formazione della prossima Commissione Europea, l’organo europeo più simile ad un esecutivo dell’Unione Europea.

Infatti quest’ultima non potrà non comprendere il Partito popolare europeo, con il quale vi sono dei punti di contatto, ed il Partito socialista e democratico, con il quale invece il gruppo ENF non ha alcun margine di trattativa.

Ipotizzando però che il gruppo dell’Europa delle Nazioni e delle Libertà raggiunga da solo la maggioranza assoluta possiamo provare ad ipotizzare a che tipo di Europa darebbe vita: un’ipotetica Commissione composta interamente da membri dell’ENF sicuramente spingerebbe per una revisione strutturale dei trattati UE. Primo obiettivo di questa manovra sarebbe l’Unione Economica e Monetaria (UEM), identificata dai membri del gruppo come la principale causa della perdita di competitività delle economie europee, che verrebbe smantellata in favore di un sistema di assoluta indipendenza degli stati membri in materia di politica economica e monetaria.

GUE/NGL

Il Gruppo Federale della Sinistra Unita Europea, il quale nasce nel 1995 in seguito all’annessione all’Unione Europea della Svezia e della Finlandia e al conseguente ingresso dei partiti di estrema sinistra di questi paesi nel Parlamento europeo. Il GUE/NGL (Confederal Group of the United European Left/Nordic Green Left) è il risultato dell’unione dei due gruppi del parlamento europeo di sinistra e i nuovi partiti di analoga ispirazione dei paesi scandinavi.

Si tratta di un movimento comunista e scettico nei confronti dell’odierna Unione Europea, valutata come un’organizzazione di impostazione liberista e di destra. Tuttavia, in linea con l’ideologia comunista, il gruppo si fa promotore di un alternativo processo di integrazione europea guidato meno dalle logiche di mercato, ma che si concentri di più sul benessere dei cittadini. L’UE così per come la conosciamo oggi, infatti, è riconosciuta dai membri del gruppo come la causa delle disuguaglianze presenti all’interno delle società europee.

Il gruppo vanta all’interno del parlamento di Bruxelles e Strasburgo la presenza di 52 rappresentanti, grazie al 6.92% delle preferenze ottenuto alle elezioni del 2014. Secondo i più recenti studi elettorali però, il gruppo risulterà ridimensionato dalla tornata elettorale di quest’anno perdendo infatti circa 6 seggi.

I principali partiti che compongono il gruppo GUE/NGL sono Die Link (Germania), del quale fa parte la presidente Gabriele Zimmer; Podemos e Izquierda Unida (Spagna); Syriza, partito attualmente al governo in Grecia; il Partito Comunista Portoghese, sostenitore esterno del governo di Antonio Costa e Sinn Fein partito Irlandese protagonista della guerra civile degli anni ‘20. L’unico partito italiano all’interno del gruppo nell’ultima legislatura, è stato l’ormai disciolto movimento “Altra Europa con Tsipras”.  

In politica estera il gruppo ha posizioni fortemente anti-atlantiste, promuove  infatti un’uscita dei paesi europei dalla NATO nonostante non esista alcun legame ufficiale tra quest’ultima e l’Unione Europea, dato che l’adesione o meno al Trattato atlantico rappresenta una scelta politica dei singoli stati membri; sostiene inoltre una revisione strutturale della politica commerciale dell’UE, attraverso una forte opposizione mossa a tutti i trattati approvati o in fase di negoziazione da parte di Bruxelles (TTIP, CETA, JEFTA).

La partecipazione di questo gruppo di estrema sinistra alla formazione della prossima Commissione Europea appare altamente improbabile vista la necessaria presenza nella coalizione di maggioranza del gruppo di centro destra PPE. Tuttavia, punti di contatto esistono con il gruppo dei Verdi e su certi temi anche con il gruppo dei Socialisti e Democratici. Se dovessimo immaginare  un’ipotetica Unione Europea guidata dal Gruppo Federale della Sinistra Europea Unita, risulta di particolare utilità la loro dichiarazione costituente, nella quale vengono indicati i tre pilastri della strutturale modifica che il gruppo apporterebbe all’Unione: totale democratizzazione delle istituzioni, abbandono delle politiche neoliberiste e monetariste e adozione di un’ideologia più indirizzata all’equità sociale nella realizzazione delle politiche.

Verdi

Ultimo oggetto di quest’analisi è il gruppo dei Verdi. Il gruppo nasce nel 1999 dalla fusione di due gruppi: il Gruppo Verde al Parlamento Europeo, attivo dal 1989, e il Gruppo dell’Alleanza Radicale Europea, attivo dal 1994. Si tratta, come facilmente intuibile, del gruppo più ambientalista del parlamento europeo. Composto da tutti i movimenti nazionali verdi, si batte dagli anni 90 per la promozione di un’Europa più sostenibile, battaglia che gli ha garantito alle elezioni del 2014 l’elezione di 52 rappresentanti.

Comunemente è definito come un movimento di sinistra, in virtù della forte attenzione rivolta al tema dell’equità sociale ed economica, ma con posizioni meno estreme rispetto a quelle del gruppo GUE/NGL, soprattutto in materia di commercio internazionale. Tra i punti principali del programma figurano: l’elaborazione di riforme economiche e sociali che vengano incontro alla necessità di trovare nuovi modelli sostenibili di crescita e sviluppo; innalzamento degli standard ambientali nella produzione dei prodotti del mercato interno; riforma della governance europea per renderla più democratica, tramite elezioni dirette di tutte le istituzioni, maggiore presenza delle ONG e riforma della politica estera a favore di un approccio più pacifista.

Anche per questo gruppo la partecipazione alla formazione della nuova commissione sembra difficile. Tuttavia, le posizioni più moderate adottate dal gruppo dei verdi potrebbero rappresentare un supporto sporadico alle proposte provenienti dal gruppo dei Liberali (ALDE), altro gruppo fortemente ambientalista, dai Socialisti (PSE), e dalla Sinistra Radicale precedentemente analizzata.

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