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L’articolo di oggi si concentra sull’analisi di due gruppi parlamentari che negli ultimi anni hanno ingrossato le fila dell’opposizione nel Parlamento Europeo: l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta e i Conservatori e Riformisti Europei. La caratteristica che accomuna le due formazioni è l’euroscetticismo, che si declina, come vedremo, in due modi differenti.

EFDD

Europa della Libertà e della Democrazia Diretta è un gruppo politico del Parlamento europeo nato da Europa della Libertà e della Democrazia (EFD). Il gruppo è formato da partiti con un programma politico contrario al centralismo burocratico dell’Unione europea.

EFDD (in inglese: Europe of Freedom and Direct Democracy Group) è tra i gruppi dell’Europarlamento di più recente formazione: nasce dopo le difficoltà riscontrate dal gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (EFD) a trovare i numeri necessari per la sua formazione per l’ottava legislatura (nel 2014) del Parlamento europeo. Dei 13 partiti da cui era composto, ben 11 allo scadere del mandato ne sono usciti per andarsi a collocare in altri gruppi o per mancanza di rappresentanti nell’europarlamento tra cui Lega Nord, Partito del Popolo Danese e Veri Finlandesi. Grazie all’ondata di novità dei risultati delle elezioni di 5 anni fa, che hanno portato nel Parlamento Europeo nuove forze nazionali, gli unici due partiti ancora appartenenti al gruppo, UKIP e Ordine e Giustizia, trovarono appoggio per la formazione di un nuovo gruppo parlamentare nei neoeletti di Movimento 5 Stelle, Democratici Svedesi, Partito dei Liberi Cittadini della Repubblica Ceca, Partito Lettone dell’Unione dei Verdi e degli Agricoltori e in un’eurodeputata francese indipendente ex-FN. Dato il grande contributo dell’UKIP e del M5S, sono stati indicati come presidente e co-presidente, rispettivamente, Nigel Farage e David Borrelli. Alla precedente sigla, si è deciso di aggiungere una seconda D, in nome della democrazia diretta. Verso la fine del 2014, a seguito dell’uscita dell’eurodeputata lettone Iveta Grigule dall’EFDD, è stato necessario far entrare Robert Iwaszkiewicz nel gruppo, membro dell’estrema destra polacca, per evitarne la dissoluzione.

Così come si può leggere sul sito ufficiale di questo gruppo (nella home è ben evidenziato la frase “People’s voice”) e dal nome dello stesso, un punto fondamentale del loro programma è la democrazia diretta:

  • la legittimità di ogni potere proviene dalla volontà dei suoi Popoli e dal loro diritto ad essere liberi e democraticamente dominati;
  • gli stati nazionali, le loro regioni ed i loro parlamenti sono i luoghi che legittimano la democrazia, poiché non esiste un singolo popolo europeo;
  • qualsiasi nuovo trattato o qualsiasi modifica dei trattati esistenti deve essere sottoposto al voto popolare attraverso referendum nazionali gratuiti ed equi negli Stati membri.

Inoltre, credono fermamente nella libertà di voto e accettano di incarnare questo principio nei propri lavori: il Gruppo rispetta la libertà delle sue delegazioni e dei membri di votare come ritengono opportuno.

Il loro programma si concentra su altri due punti non meno importanti: libertà e cooperazione tra persone di diversi stati, con l’obiettivo di limitare e respingere la burocratizzazione delle istituzioni europee e la creazione di un unico superstato europeo centralizzato; rispetto per la storia, le tradizioni e i valori culturali dell’Europa, i popoli e le nazioni d’Europa hanno il diritto di proteggere i propri confini e rafforzare i propri valori storici, tradizionali, religiosi e culturali, respingendo però ogni forma di discriminazione.

La piattaforma politica del gruppo fa riferimento agli ideali dell’euroscetticismo, del sovranismo e del populismo di destra, ed è probabile che alle prossime elezioni si presenterà insieme all’altro gruppo dei sovranisti e euroscettici dell’EFN, vedendo venir meno l’apporto del M5S, che correrà da solo. Questi ultimi contano di formare un nuovo gruppo parlamentare composto anche dai polacchi di Kukiz’15 e dai croati di Zivi Zid. Finora il gruppo EFDD si è trovato all’opposizione, vedremo che risultati raggiungeranno dopo il 26 maggio.

ECR

I Conservatori e Riformisti Europei è un gruppo che nasce come alternativa al PPE. Portano avanti ideali di centrodestra ma dichiarandosi euroscettici e contrari al federalismo europeo.

L’European Conservatives and Reformists Group, abbreviato ECR, nasce nel 2009 per volontà di alcuni partiti conservatori di destra e centrodestra in vista delle elezioni per il Parlamento Europeo di quello stesso anno, sulla scia del percorso già intrapreso dal Movimento per la Riforma Europea, staccatasi nel 2002 dal PPE.

L’ECR conta nell’attuale legislatura il terzo numero più alto di parlamentari, costituendo il partito di opposizione più corposo. Il gruppo è capeggiato da Syed Kamall, che ricopre  la carica di presidente dal 2014. Lo scorso novembre Giorgia Meloni ha annunciato l’ingresso del suo partito, Fratelli d’Italia, nel gruppo dei conservatori, nonostante ad oggi non sia ancora riuscito ad ottenere alcun seggio nel Parlamento Europeo.  

“Il gruppo si pone come obiettivo di dare voce ad un programma euro-realistico per l’Unione europea”, così riporta la pagina del gruppo sul sito ufficiale del Parlamento EU. In sostanza, ECR cerca di promuovere la cooperazione degli stati membri e ricerca soluzioni pratiche ai problemi e alle sfide del presente e del futuro, senza fermarsi agli obiettivi dell’agenda 2030, puntando addirittura al 2050. I Conservatori e Riformisti Europei sono convinti di poter guidare l’Unione verso una nuova direzione, sia sotto l’aspetto economico sia per il benessere dei suoi cittadini.

Nella loro “Visione per l’Europa”, propongono vari punti di un programma di riforma:

  • proteggere e rispettare gli Stati membri, implementando la sicurezza interna e esterna dell’Europa, attraverso una maggiore cooperazione tra le autorità e la condivisione di informazioni sulla criminalità, proponendo in questo senso l’introduzione del Passenger Name Records (PNR), un sistema di dati dei cittadini utile per prevenire reati e il sistema di informazioni europeo sui casellari giudiziari (entrambi già approvati);
  • un sistema di immigrazione efficace per affrontare le sfide moderne della globalizzazione, i conflitti regionali e la povertà, come anche la migrazione di massa, promuovendo un livello di immigrazione più sostenibile, fornendo più sostegno alle frontiere degli Stati membri, combattendo gli abusi del sistema di asilo, continuando a lavorare con i paesi terzi per raggiungere accordi di cooperazione al fine di  prevenire l’arrivo dei migranti, i quali mettono a rischio la propria vita attraversando il Mediterraneo per raggiungere l’UE;
  • sul tema ambiente e sostenibilità, propongono un maggiore impegno nella protezione della fauna selvatica e degli animali in via di estinzione;
  • sulla riduzione delle emissioni, per rispondere agli impegni a lungo termine presi dall’UE sul clima, assicurando al contempo che le industrie europee siano protette da concorrenti esterni che operano rispettando leggi sull’inquinamento meno stringenti.

Sotto l’aspetto economico promuovono un approccio globale, che favorisca la crescita economica in tutto il mondo e aumenti gli accordi di libero scambio (es. il CETA con il Canada); ma anche diminuendo la burocrazia, che rallenta la ripresa dalla crisi.

Nonostante non sia mai stato parte della maggioranza parlamentare, l’ECR si è dimostrato un partito molto propositivo negli anni, che più volte è riuscito a realizzare diversi punti del proprio programma. Questo gruppo quindi si propone come alternativa concreta alla maggioranza composta dagli altri partiti europeisti e, visti i risultati ottenuti nelle ultime due legislature, potrebbe davvero concorrere a formare una compagine vincente, ma difficilmente potrebbero trovare nei partiti di EFN e EFDD degli alleati, data la loro forte natura euroscettica. Seppur contrario all’eurofederalismo, il gruppo ECR si dichiara rispettoso del principio di sussidiarietà, individuando nella sovranità nazionale il limite al potere delle istituzioni europee.

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