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L’economia contagiata

I nostri occhi si saranno ormai abituati alle immagini di città cinesi deserte nelle quali le poche persone che si vedono vagare come fossero fantasmi si proteggono con maschere e caschi. La situazione surreale in cui la Cina si trova è causata dalla diffusione del recente Coronavirus, che ha già mietuto un numero di vittime superiore a quelle della vecchia SARS. I contagi aumentano, così come le vittime ormai arrivate a 1771. Purtroppo di vaccini ancora non se ne parla per via dei tempi di sperimentazione, mentre arrivano diversi annunci sull’efficacia di vecchi farmaci usati per HIV, Ebola, ecc., nel contrasto al virus.
La sfida che la Cina e, ormai è evidente, l’intero pianeta deve affrontare è una delle più importanti degli ultimi anni. Se è pur vero che il tasso di mortalità del virus è stimato intorno al 2-3%, allo stesso tempo esso mostra un’elevata capacità di trasmissione (Fonte: Istituto Superiore di Sanità). Questa elevata diffusione è dovuta anche alla coincidenza con il Capodanno cinese che ha visto lo spostamento ed il contatto, quindi, di milioni di persone, un numero limitato rispetto a quello che si avrebbe avuto in una circostanza normale.

La situazione è critica: da un lato la condizione sanitaria, mentre dall’altro quella economico-finanziaria.

L’impatto sui mercati finanziari

L’elevato tasso di diffusione, le città fantasma, la presenza sul territorio di numerose fabbriche ed il fatto che la Cina rappresenti uno dei principali traini dell’economia globale sono alcuni dei fattori che stanno colpendo il sistema economico-finanziario mondiale. 

Già il 21 gennaio erano arrivate notizie preoccupanti sulla crescita cinese, quando del virus ancora si sapeva ben poco. I dati rilasciati dall’Ufficio nazionale di statistica cinese hanno riportato la crescita più lenta dal 1990 e, d’altronde, quando rallenta la Cina, il resto del mondo rallenta con essa.
Dall’inizio della diffusione delle notizie ufficiali sul Coronavirus e dal barricamento in casa della popolazione cinese, il mercato finanziario ha iniziato ad incassare i primi contraccolpi.

La borsa cinese ha subito perdite per centinaia di miliardi di euro con i principali listini finanziari asiatici che nell’ultimo mese hanno spesso chiuso in ribasso. Il 3 febbraio, alla riapertura della borsa cinese, rimasta chiusa la settimana precedente per il Capodanno, si è segnata una perdita dell’8% nell’indice di Shangai, il principale indice cinese. 

Ad ogni modo, la riapertura della maggior parte delle fabbriche ha permesso alle borse di tornare a respirare, seppur in maniera molto modesta. Infatti, la situazione è migliorata lunedì scorso quando le borse asiatiche hanno segnato sì risultati negativi, ma comunque più contenuti.
L’incertezza riguardo il virus è uno dei principali fattori che porta le borse a performare negativamente così come affermato anche dal Presidente della BCE Christine Lagarde: “L’incertezza che circonda le prospettive economiche rimane elevata”. A questo si aggiunge anche la situazione dell’industria cinese colpita dalla chiusura prolungata di numerose fabbriche, della quale proprio Wuhan, l’epicentro del Coronavirus, ne è uno dei pilastri. 

Gli effetti negativi visti con riferimento alle borse asiatiche si sono, limitatamente, diffusi anche in Europa. Tutte le borse europee hanno segnato risultati fortemente negativi il 31 gennaio, durante il periodo più caldo sul tema Coronavirus. Mentre fortunatamente già dalla settimana successiva si sono ravvisati segnali di ripresa, grazie anche alle rassicurazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le conseguenze per i settori economici

Tanti i settori colpiti, ma il principale è senza dubbio quello turistico: principalmente a causa della diffusione delle notizie riguardanti il virus appena prima l’inizio del Capodanno cinese,  ne ha determinato un calo drastico negli spostamenti.
La China State Railway Group ha rilasciato un comunicato nel quale viene evidenziata una riduzione del 62,2% degli spostamenti il 27 gennaio (terzo giorno del capodanno cinese) rispetto allo stesso del 2019. Rimanendo in ambito trasporti sono molte le società aeree che hanno bloccato i voli da e per la Cina, un volume di clienti da non sottovalutare per le casse di queste compagnie. Anche il mercato ricettivo ha subito un forte contraccolpo, con società come Booking, Expedia ed Airbnb che hanno offerto la possibilità di disdetta gratuita alle prenotazioni effettuate per e dalla provincia di Hubei. Ciò ha determinato gravi perdite per queste società, ma ovviamente anche per le strutture ricettive ad esse affiliate.

Alcune delle città italiane più importanti e maggiormente visitate come Roma, Firenze, Napoli e Milano, fronteggiano la grave situazione per la riduzione dei visitatori cinesi, per quest’ultima si è stimata una riduzione del 40%. Mentre secondo il presidente di Cna Turismo Roma, il settore ricettivo della capitale italiana subirà perdite pari al 30% del fatturato. Infine, una stima totale sulle perdite nel settore turistico italiano è stata fornita da uno studio dell’istituto Demoskopika che presenta il rischio di vedere bruciati 4,5 miliardi di euro, ovvero il 5% del totale per il settore.

Ma quello turistico non è l’unico comparto a soffrire le conseguenze della diffusione del virus. Se consideriamo che anche colossi del settore automobilistico come Hyundai, Volkswagen, Nissan, BMW, Toyota e Honda hanno interrotto la produzione nelle fabbriche presenti in regione. Anche Apple, Starbucks e IKEA hanno seguito le orme delle case automobilistiche.

Ovviamente a queste società sono da aggiungere le centinaia di migliaia tra piccole e medie imprese cinesi che sono ancora vuote o lo sono state fino a pochi giorni fa. Ad ogni modo, secondo il Professor Vincenzo Baglierei dell’Università Luigi Bocconi, gli effetti sul mercato di massa non dovrebbero osservarsi, almeno nel caso dei prodotti non strettamente necessari.

Il caso italiano

E se i mercati finanziari e l’economia globale ne risentono, l’Italia non ne rimane immune, anzi. 

Da un lato, nel nostro paese c’è da tenere in forte considerazione il settore della moda e del lusso. Se consideriamo che un terzo dei consumatori a livello mondiale dei prodotti di lusso made in Italy sono cinesi, è lecito l’insorgere di un po’ di preoccupazione. Secondo la Camera nazionale della moda italiana il settore perderà l’1,8% dei ricavi solamente durante la prima metà di quest’anno. Un dato non esorbitante, ma che avrà il suo impatto sul settore, seppur limitato grazie anche alla possibilità di effettuare acquisti online. 

Dall’altro lato, invece, c’è il contraccolpo che l’Italia potrebbe subire dalla performance economica tedesca in quanto la Cina rappresenta per la Germania il terzo importatore, mentre la Germania per l’Italia è il primo (Fonte: Eurostat). Le conseguenze di una riduzione nella produzione cinese, e in generale negli acquisti di beni prodotti in Germania da parte della Cina, comporterebbe una peggior performance dell’economia tedesca che determinerebbe a sua volta un minore acquisto di beni prodotti in Italia, quindi un peggioramento dell’economia nostrana. Queste relazioni economiche tra i paesi devono essere prese in forte considerazione quando si verificano crisi di questa gravità, per cercare di limitare il più possibile i danni.

I paesi maggiormente colpiti da queste conseguenze negative che danneggiano con diversa intensità le economie hanno avviato misure di contrasto. La Cina, che senza dubbio è quella che affronta i danni più ingenti vedrà diminuire il PIL, secondo alcuni anche di oltre un punto percentuale, ha disposto 43 miliardi di dollari a sostegno delle imprese.
Vedremo con maggiore chiarezza le conseguenze nel lungo periodo, in quanto l’attuale situazione potrebbe protrarsi per ancora molto tempo prima di riuscire a contenere effettivamente i focolai.

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