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La strana coppia: finanza e sostenibilità

Finanza sostenibile. Sembra un’espressione propriamente contraddittoria, eppure sembra essere il mezzo principale per consentire all’economia di realizzare quella transizione verde che, oramai, è stata imposta da diversi fattori. L’attività finanziaria o speculativa che si caratterizza per la ricerca del massimo profitto nel minor tempo a disposizione, a discapito di tutto e di tutti, si sta tramutando in una attività attenta all’ambiente. È ovvio che questa trasformazione non stia avvenendo autonomamente, infatti un forte impulso proviene dalle istituzioni europee. Queste, come sottolineato nell’articolo Il Green Deal europeo: come verrà finanziato? (19 Gennaio 2020), avevano individuato come necessari per la transizione 260 miliardi l’anno, ben più del doppio previsti dal Green Deal presentato il 14 gennaio scorso. Allora ci si chiede, come sopperire a questa differenza? Ecco la risposta : attraverso il settore finanziario. 

Il rapporto finale sulla finanza sostenibile

Lo scorso 9 marzo è stato finalmente pubblicato il report finale su tassonomia e obbligazioni verdi (green bond). Il rapporto è stato scritto dal gruppo di esperti tecnici dell’Unione Europea in materia di finanza sostenibile, attivo già da luglio 2018. Il compito di questi green bond è quello di assistere allo sviluppo di quattro settori chiave dell’Action Plan, lanciato nel marzo del 2018 dalla Commissione Europea:

  1. un sistema di classificazione unificato per le attività economiche sostenibili, ovvero la Tassonomia;
  2. uno standard dell’Unione Europea (UE) per le obbligazioni verdi;
  3. benchmarks per le strategie di investimento a basse emissioni di carbonio (Regolamento 2019/2089);
  4. indicazioni per migliorare la comunicazione delle informazioni relative al clima da parte delle imprese (Regolamento 2019/2088).

Il documento servirà come base utile alla Commissione Europea al fine di elaborare dei provvedimenti vincolanti in materia, in modo da spingere il settore finanziario verso il rispetto dei principi di sostenibilità. 

La tassonomia


Si tratta di un linguaggio comune tra investitori, istituzioni che emettono prodotti finanziari e policy makers. Esso è volto a creare fiducia verso investimenti che rispettino solidi standard ambientali e che siano coerenti con impegni politici di alto livello, come l’Accordo di Parigi.
Un’attività finanziaria che rispetta almeno uno dei 6 obiettivi ambientali senza danneggiare significativamente i restanti, secondo la Tassonomia, potrà essere definita verde. Gli obiettivi imposti sono:

  1. mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
  4. transizione a un’economia circolare, prevenzione e riciclaggio dei rifiuti;
  5. prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6. protezione di ecosistemi sani.

Per ciascuno di questi obiettivi sono stati sviluppati criteri tecnici di screening, presenti nell’allegato al report finale sulla tassonomia. In esso sono quindi indicati tutti i diversi criteri grazie ai quali è possibile verificare se un’attività economica è verde o meno. Per la mitigazione dei cambiamenti climatici sono stati considerati e “coperti” i settori responsabili del 93,5% delle emissioni dirette di gas serra nell’Unione Europea.

Tra le attività che non verranno considerate come green vi è il nucleare la cui presenza era stata chiesta da un gruppo di paesi membri guidati dalla Francia. La scelta rappresenta un segnale forte riguardo questa particolare fonte di energia, considerata come uno strumento per la transizione dalle fonti non rinnovabili a quelle rinnovabili; nel report finale non ha trovato spazio, appunto. Ulteriore particolarità è individuabile nel settore dei trasporti dove verranno considerate verdi esclusivamente le automobili a zero emissioni, ovvero i veicoli che utilizzano esclusivamente energia elettrica.

Le obbligazioni verdi

Tra gli strumenti finanziari ritenuti particolarmente utili a favorire la transizione verso un’economia rispettosa dell’ambiente figurano i green bond o obbligazioni verdi. Questi permettono la raccolta di credito attraverso la loro immissione sul mercato, sotto forma di titoli obbligazionari. Le risorse raccolte hanno la peculiarità di essere indirizzate al finanziamento di progetti con un impatto ambientale positivo e climate-related: è questa la caratteristica che li contraddistingue dalle obbligazioni classiche. Il mercato di suddette obbligazioni verdi vive, da alcuni anni, una crescita esponenziale, ma rappresenta ancora una quota troppo piccola nel mercato obbligazionario globale.
Da sottolineare come la prima obbligazione verde chiamata Climate Awareness Bond (CAB) è stata emessa nel 2007 da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

Ad oggi, le principali linee guida non vincolanti e volontarie prese in considerazione per definire verde un’obbligazione sono: 

  • I Green Bonds Principles (GBP), sviluppati dall’International Capital Market Association (ICMA);
  • I criteri della Climate Bond Initiative, un’organizzazione non governativa e no profit.

Queste sono state prese in considerazione dal gruppo di esperti tecnici dell’Unione Europea nella definizione degli EU Green Bond Standard (GBS). Essi propongono che l’uso di questi standard rimanga volontario, ovvero che gli emittenti di obbligazioni verdi che non vogliono usare l’espressione “EU Green Bond” e preferiscono optare per l’uso di altre pratiche di mercato non sono obbligati a seguire i quattro elementi dell’EU GBS. Vedremo poi se la Commissione Europea deciderà al momento di redigere gli atti delegati se seguire il consiglio o meno.

I quattro elementi citati precedentemente sono: 

  1. Allineamento dei Progetti Verdi alla Tassonomia europea precedentemente presentata;
  2. Green Bond Framework, ovvero un documento presentato dall’emittente nel quale si comunica quali progetti verdi verranno finanziati dall’emissione dell’obbligazione verde;
  3. Rendicontazione sull’utilizzo dei proventi e sull’impatto ambientali;
  4. Verifica svolta da ispettori accreditati;

Questi elementi chiave presentati nel report dovranno essere rispettati al fine di indirizzare le risorse stanziate verso quei progetti presentati come verdi. 

Una delle difficoltà principali riscontrate nello sviluppo del mercato dei green bond è la mancanza di progetti qualificati come verdi e quindi meritevoli di essere finanziati tramite l’emissione di obbligazioni verdi. L’EU Green Bond Standard rappresenta una soluzione a tale criticità, attraverso questo la platea di investitori interessati ad investire in attività finanziarie caratterizzate da un impatto minimo sull’ambiente avrà la possibilità di farlo senza imbattersi in obbligazioni verdi fittizie. Il mercato potrà così continuare a crescere rafforzandosi e imponendosi attraendo maggiori capitali grazie alla riduzione di casi incerti e poco trasparenti che scoraggiano gli investitori.

Come sottolineato dal vice-presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: “la finanza sostenibile sarà essenziale per mobilitare i finanziamenti necessari per rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050”.
I documenti sopra esposti rappresentano una rivoluzione nel settore finanziario a livello globale, l’Europa mostra ancora una volta la volontà di porsi come leader mondiale per la transizione verde.


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