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Ballo dei debuttanti

Mentre i paesi europei si apprestano a raggiungere l’Italia nell’occhio del ciclone Covid19, le istituzioni cercano di rattoppare un sistema economico che rischia di attraversare un profondo periodo di recessione. Ad un decennio di distanza dall’inizio della crisi finanziaria che rivoluzionò le strategie di politica monetaria e fiscale, le istituzioni responsabili si trovano costrette a dover nuovamente rinnovare i propri arsenali.

In questo scenario, Christine Lagarde, esordiente leader della Banca Centrale Europea, commette un primo passo falso. Nella giornata di giovedì, infatti, “Madame La Gaffe”, com’era nota ai tempi della guida del ministero delle finanze francesi, ha annunciato l’estensione del quantitative easing ma il mantenimento dei tassi d’interesse al livello attuale, giustificando quest’ultima manovra col dire che non è compito delle banche centrali ridurre lo spread tra i paesi europei. Infatti, lo stesso giorno la borsa di Milano ha registrato uno storico crollo nelle performance, e la classe dirigente italiana, dai leader di partito al Presidente della Repubblica Mattarella, hanno fatto presto a puntare il dito contro la presidente francese della BCE. J’accuse!

Abbassare i tassi d’interesse

Ma, innanzitutto, quali possibili benefici dovrebbe apportare l’abbassamento di questi valori economici? Il tasso d’interesse è la percentuale di un prestito che dev’essere corrisposta per il servizio di offerta di liquidità stesso, in termini spicci: il costo di farsi prestare dei soldi. In tempi difficili, la riduzione di questa voce può stimolare spesa e investimenti, rilanciando magari un sistema economico momentaneamente impantanato. È doveroso però specificare che a fronte di un beneficio per enti e individui che prenderebbero soldi in prestito, a rimetterci sarebbero invece i prestatori e quindi chi risparmia. Un sacrifico che diventa accettabile o meno in base alle circostanze.

Questa manovra, che rappresenta uno degli strumenti più incisivi di politica monetaria, è stata abbondantemente utilizzata da parte di tutte le banche centrali mondiali per rimettere in piedi l’economia globale a seguito della crisi finanziaria del 2008 e della conseguente crisi di debito sovrano che ha colpito i paesi del sud Europa. Da allora, i tassi d’interesse non sono più tornati ai livelli pre 2008 rimanendo a livelli bassi, anche se con le dovute differenze tra paesi. Ad esempio: La Federal Reserve Americana ha solo recentemente adottato una politica diretta al rialzo di questo valore, mentre i tassi d’interesse di BCE e Bank of Japan rimangono in territorio negativo. Di conseguenza, lo spazio di manovra a disposizione delle banche centrali, ad oggi, è particolarmente ristretto. Soprattutto in Europa, dove, come detto, i tassi sono già negativi e l’emergenza sanitaria finora è concentrata principalmente in un solo paese.  

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Le scelte delle altre banche centrali

La diffusione del coronavirus rappresenta uno scenario tipico dei libri di testo di economia in cui una variabile esogena (uno shock esterno ed imprevedibile) influenza negativamente le performance di un sistema economico. Così le istituzioni responsabili della politica monetaria in vari paesi si sono già mossi abbassando i tassi d’interesse nel tentativo di non far collassare l’attività economica. È questo, infatti, il caso della Federal Reserve e della Bank of England.

Tuttavia, i risultati ottenuti finora non sono quelli attesi. Le performance dei principali indici azionari nazionali, infatti, continuano a registrare risultati in netto calo rispetto alla bull run (periodo di continua chiusura in positivo) vissuto nella prima parte del 2020. D’altronde gli economisti avevano avvisato anzitempo che la ricetta per ammortizzare l’impatto economico della pandemia Covid19, e per mantenere stabile la fiducia degli investitori, non era da cercare esclusivamente nei libri delle banche centrali; ad essere fondamentale in tal senso saranno, soprattutto, le azioni dei governi.

Il ruolo della BCE

 La Presidente Lagarde ha messo il piede in fallo nella modalità di presentazione della sua prima grande scelta politica, generando confusione e calo di fiducia nei mercati. È vero che la riduzione dello spread, ovvero il differenziale dei rendimenti tra i titoli di stato italiani e tedeschi, non sia responsabilità esclusiva di una sola istituzione (in questo caso la BCE), ma le sue oscillazioni dipendono da scelte politiche effettuate in tutti i settori, incluso quello monetario. Nel caso dell’Istituto centrale di Francoforte, le dichiarazioni della Presidente Lagarde in merito alla decisione di mantenere invariati i tassi d’interesse hanno diffuso il dubbio che la Banca Centrale Europea potesse venir meno all’impegno di garantire liquidità all’economia italiana, attualmente paralizzata dall’emergenza sanitaria.

In soccorso della Presidente francese è corso Philip Lane, capo economista della BCE, il quale ha rassicurato che la Banca Centrale Europea non abbandonerà l’Italia nella sfida alla crisi economica causata dal Covid19. Tuttavia, come anticipato, molto dipenderà dalle iniziative messe in campo dai governi a sostegno delle imprese e dei lavoratori.

Il campo d’azione all’interno del quale è necessario che la BCE intervenga è quindi quello di rassicurare gli investitori, grazie ai quali è possibile finanziare la spesa pubblica in deficit, tranquillizzando sulla futura disponibilità di contante e sulle capacità di spesa in Italia. Al nostro esecutivo, spetta invece il compito di spendere in maniera intelligente queste risorse addizionali.   

Gli strumenti con i quali operare all’interno di quest’area sono due: il tanto discusso Meccanismo Europeo di Stabilità e l’Outright Monetary Transaction (OTR). Il primo serve a garantire liquidità al nostro sistema economico in modo da non fermare gli investimenti privati. Per quanto concerne il secondo, invece, si tratta di uno strumento pensato anch’esso per far fronte a gravi situazioni di crisi, e prevede l’acquisto da parte della Banca Centrale Europea di titoli di stato a breve termine emessi da paesi che versano in difficili condizioni economiche. La messa in funzione dell’OTR permetterebbe ai paesi europei, in questo caso l’Italia, di finanziare le spese pubbliche d’emergenza.

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