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Wimbledon il torneo di tennis dal dress code total white

Se state facendo zapping e tutto ad un tratto vi appare davanti una grande distesa di erba verde calcata dai tennisti più forti in circolazione con divise rigorosamente bianche, smettete di fare zapping e godetevi il torneo più bello e più antico della storia del tennis: il torneo di Wimbledon.
Il 24 giugno 2019 è iniziata la 133ª edizione della categoria  maschile, mentre si tratta della 126ª edizione di quella femminile. Ieri si è concluso il torneo che ha visto gioire per il circuito maschile Novak Đoković che ha battuto il re del torneo Roger Federer nella finale più lunga di sempre di Wimbledon; mentre per quello femminile la tennista romena Simona Halep annienta Serena Williams e conquista il suo secondo Slam dopo l’Open di Francia del 2018.

La Storia

Correva l’anno 1877 e mentre Giosuè Carducci pubblicava la prima edizione delle Odi Barbariche, Pietro Barilla fondava l’omonima azienda e Thomas Alva Edison perfezionava il suo fonografo, a Warple Road in Wimbledon iniziava il torneo di Wimbledon.
Inizialmente il torneo veniva disputato solamente dal genere maschile. Per vedere all’opera sul grande tappeto verde di Wimbledon le donne bisogna aspettare il 1984.
Da allora, il torneo ha subito solo due interruzioni a causa della prima e seconda guerra mondiale.
Concluso il primo conflitto mondiale, nel 1919, il torneo riprende con l’aggiunta di grandi novità: la più importante è lo spostamento della sede dello stesso avvenuta nel 1922, il Warple Road infatti  non era più in grado di sostenere l’evento sportivo e quindi la sede viene spostata a Church Road, dove si gioca ancora oggi.

Nel 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei tornei, tra cui Wimbledon, erano amatoriali: i leader del tennis mondiale non vollero porre fine alla divisione tra circuito amatoriale e il tour professionistico. Questa divisione, nata nel 1930 si amplificò solo dopo la guerra con la crescita del circuito professionistico.
La divisione perdurerà fino al 1968, quando i due circuiti si riunificarono e i migliori giocatori tornarono a giocare nei tornei del Grande Slam. Il 1968 pone l’inizio dell’era Open, si aprono così le porte di Wimbledon e di altri tornei importanti per i giocatori professionisti.

Nel corso degli anni, Wimbledon ha visto alternarsi dinastie di predominio, dalla nascita del torneo fino alla prima interruzione del torneo i campioni indiscussi erano sempre atleti inglesi e australiani. Alla ripresa del torneo lo scettro si alterna tra i tennisti francesi, americani e australiani, questo sia per quanto riguarda il maschile che il femminile, all’interno di quest’ultimo però bisogna sottolineare una forte corrente anche tedesca.

Wimbledon e gli altri tornei

Wimbledon è il torneo di tennis più antico tra tutti quelli che ancora oggi si disputano.
E’ uno dei quattro “Slam” o anche detti “Tornei del Grande Slam”, gli altri tre sono, in ordine cronologico annuale: Australian Open, Open di Francia e US Open.
Tra gli Slam, Wimbledon, è l’unico in cui si gioca sull’erba e tra i tornei giocati sull’erba è sicuramente il più importante.
La superficie così particolare e così diversa dalle altre, vedi la terra battuta e le superfici più dure come il cemento, inevitabilmente mette in risalto alcuni tennisti mentre ne affossa altri.
Infatti, sui campi in erba, la palla procede molto velocemente con un rimbalzo mediamente più basso favorendo i tennisti tecnici, con una delicatezza di polso notevole, con grandi capacità di scambio sotto rete nonché tutti coloro che fanno del servizio il loro punto forte, in quanto il manto erboso a volte varia la traiettoria della pallina dopo il rimbalzo.

Prendendo in considerazione la competizione del singolo maschile, il re indiscusso di Wimbledon è Roger Federer, con otto vittorie del torneo, campione indiscutibile che padroneggia con facilità il torneo di Wimbledon, grazie soprattutto alla sua strategia di gioco che tende a chiudere il punto entro i primi quattro cinque scambi, mentre cede spesso il trono di re sulle altre superfici di gioco. Per fare un esempio, basta guardare il Roland Garros (Open di Francia) in cui si gioca su terra rossa, superficie che rallenta la velocità della palla e crea dei rimbalzi molto alti, qui invece è Rafael Nadal a padroneggiare il torneo grazie alle sue grandi doti tecniche e fisiche.

Gli eventi di Wimbledon sono cinque: singolo maschile, singolo femminile, doppio maschile, doppio femminile e doppio misto. I 5 eventi hanno tutti una cosa in comune: il dress code. Infatti, sotto questo punto di vista  è sicuramente la competizione sportiva più elegante del mondo. Il motivo di questa regola rigorosa e ormai distintiva, va ricercata agli albori del torneo. Gli allora soci del circolo dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club consideravano le macchioline di sudore che si intravedevano sulle magliette degli atleti totalmente anti estetiche e per niente chic. Insomma, va bene la fatica, la competizione e il furore agonistico, ma niente sudore in bella vista, d’altronde bisogna mantenere lo stile british che contraddistingue i gentiluomini londinesi.
Anche per le donne vale lo stesso però, addirittura queste ultime devono indossare anche l’intimo adatto, non vedrete mai infatti delle bretelline nere uscire dalla canotta bianca.

Cosa succede se si viola il dress code bianco? Una multa salata, chiedere a Roger Federer, non uno qualsiasi, che nel 2013 per le solette delle scarpe arancioni è uscito dai parametri consentiti.

L’Italia

Il movimento tennistico italiano è in crescita negli ultimi anni, ma Wimbledon 2019 ha confermato che per arrivare a certi livelli la strada è ancora molto lunga e che forse bisognerà aspettare le prossime generazioni per vedere un atleta italiano competere sul tappeto verde.

Tra le azzurre, sono arrivate al tabellone solamente Giulia Gatto Monticone e Camila Giorgi, entrambe uscite al primo turno.
Tra gli azzurri invece è stato Matteo Berrettini, che tanto aveva fatto gioire gli italiani all’Halle Open, ad andare più avanti per poi doversi inchinare ai quarti di finale di fronte ad uno smagliante Roger Federer. Deludono invece Andreas Seppi uscito al secondo turno, Thomas Fabbiano che si spinge fino al terzo turno. Mentre Salvatore Caruso, Lorenzo Sonego, Paolo Lorenzi, Marco Cecchinato e Andrea Arnaboldi sono usciti al primo turno.
Fabio Fognini (numero 10 al mondo nella classifica ATP), fresco vincitore del Torneo di Montecarlo, grazie al quale entra nella storia come primo azzurro a vincere un torneo Masters 1000, esce al terzo turno sconfitto malamente dall’americano Tennys Sandgren che nel ranking attuale si trova all’ottantunesimo posto.
Nel doppio, gli atleti italiani compaiono solamente nel doppio maschile, ma sia la coppia Seppi-Cecchinato che la coppia Sonego-Baena escono al primo turno.

Sul singolo femminile e sul singolo maschile, nessuna tennista italiana e nessun tennista italiano sono riusciti a vincere il torneo di Wimbledon e a dirla tutta noi spettatori non abbiamo avuto neanche mai la possibilità di vederli in finale. L’unico a sfiorare la finale fu Nicola Pietrangeli nel 1960. Parliamo di molti, forse troppi anni fa.
Abbiamo però risultati migliori  nel doppio: in quello maschile, nel 1956, la coppia Pietrangeli-Sirola riesce ad arrivare in finale ma deve arrendersi alla coppia australiana; per il doppio femminile invece non bisogna andare troppo indietro nel tempo per osservare l’unica gioia italiana nel torneo di Wimbledon: la coppia Errani-Vinci nel 2014 vince il torneo ed entra di diritto nella storia, portando così un po’ di gloria alla nostra nazione.

#wimbledon #masters1000 #halep #dokovic

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