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Movimento delle sardine: dal web alle piazze

Prima Bologna, poi Modena e via via altre città. È la breve ma già animata storia del movimento delle Sardine. Si tratta di un recentissimo fenomeno di manifestazioni di piazza, nato da un appello sul web per opporsi al centrodestra salviniano. Adesione massiccia, probabilmente inaspettata dagli stessi organizzatori.

Chi sono?

Si presentano come un gruppo di ragazzi giovani, ma non giovanissimi, piuttosto omogeneo in fatto di valori, per ora senza un’organizzazione interna precisa. Esprimono un indirizzo politico, ma non partitico e l’obiettivo del loro spontaneismo è quello di presentarsi come un vero e proprio antidoto al “salvinismo”, cioè alla visione che Salvini rappresenta, sogna e che vuole costruire.

Ai numerosi e repentini attacchi che le Sardine hanno ricevuto, anche nella persona del loro leader, Mattia Santori – qualcuno critica il movimento per “non avere idee politiche”, qualcun altro di avere “influenze del PD perché il leader Santori ha scritto per la rivista di Prodi in passato” – il movimento ha risposto stilando una vera e propria conta di valori: rifiuto di ogni tipo di fascismo e violenza e partecipazione come amplificatore del disagio diffuso in quei settori sociali e generazionali che faticano a riconoscersi nei principali attori del sistema, a destra come a sinistra. In un panorama politico troppo fluido per offrire riferimenti e luoghi stabili sicuri, questi giovani stanno cercando di indicare una “terza via” indirizzata a quella generazione esclusa dalle scelte politiche del paese e delusa dalle promesse del M5S, quel movimento che per primo aveva intercettato gli orfani di una rappresentanza tangibile.

Le Sardine costituiscono il risultato della debolezza, dell’incertezza e della miopia politica della classe dirigente. L’adesione lo dimostra, c’è voglia di partecipazione, i giovani non sono né passivi, né traumatizzati, tanto meno lobotomizzati, viceversa nessuno finora è stato in grado di intercettarli e di dialogarci, di legittimarli e di offrire loro una visione della società che li vedesse protagonisti. Il fine è sempre quello: uscire dalla “periferia sociale e culturale” e trovare una propria identità, quella di una generazione globale e digitale nella comunicazione e nell’organizzazione.

Alcuni hanno messo in relazione questo movimento con i Girotondi, ma le differenze sono numerose e il contesto storico-politico non paragonabile. I Girotondi sono stati un movimento cittadino costituitosi nel 2002 in varie città italiane, scesi in piazza per difendere i principi di democrazia e legalità con legami politici ben precisi a sinistra e con forte opposizione al governo presieduto da Silvio Berlusconi.

Oggi, invece, i partiti sono fuori dallo sguardo di questo movimento che, anche dal punto di vista sociale e culturale, presenta al suo interno una stratificazione trasversale che coinvolge una fascia generazionale che va dai 25 ai 40 anni, la generazione assente degli ultimi anni.

Non è facile definire con una certa chiarezza questo movimento, che forse non vuole neanche essere definito, proprio perché è ancora un cantiere aperto , ma sarà certamente interessante capire se possa esistere un legame tra questa ondata di sardine e la disaffezione di una parte dell’elettorato del M5S che a sua volta, proprio a Bologna con il Vaffaday, aveva rappresentato la disillusione, la rabbia e il desiderio di cambiamento.

Il PD, dal canto suo, vive nelle croniche difficoltà interne, incerto se proporsi attrattivo ad un elettorato giovane e disincantato rispetto alle vecchie dinamiche politiche; il tentativo abbozzato inizialmente da Nicola Zingaretti, ma presto sacrificato per responsabilità di governo. Il Partito Democratico non sembra riuscire ad accogliere coloro che escono dal M5S né ad elaborare una reale e appetibile proposta diretta alla società civile.

Non sappiamo se queste Sardine continueranno a nuotare nelle nostre piazze, forse troveranno una diversa maniera di esprimersi e di manifestare le proprie idee così da riuscire a trovare una collocazione e un’identità precisa.

Vedremo poi se da fenomeno esclusivamente cittadino il movimento sarà in grado di accogliere la sfida più grande, coinvolgere le aree del paese più distanti geograficamente e culturalmente dai centri principali di aggregazione. Per ora ci pungolano e ci ricordano i valori che forse abbiamo dimenticato: la condivisione, la fratellanza, il rispetto degli altri.


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