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Il Laureato di Mike Nichols: precursore dei movimenti per i diritti civili

Il Laureato, film del 1967 diretto dal regista americano Mike Nichols, è uno dei portavoce dei movimenti di protesta nati negli Stati Uniti verso la metà degli anni sessanta. 

Basato sull’omonimo romanzo di Charles Webb, uscito nel 1963, il film è un vero e proprio Cult della storia della cinematografia mondiale: dove si combinano attori emergenti e vecchie stelle del cinema americano. L’opera accentua le differenze che distinguono le due generazioni, anticipando quindi, dal principio, il modus operandi che si andrà a creare all’interno delle successive scene. 

L’intera vicenda si sposta continuamente da un lato all’altro: da una parte si possono notare infatti i profondi conflitti esistenziali del giovane protagonista Ben (impersonato da un giovanissimo Dustin Hoffman), mentre dall’altra si può vedere l’ambigua amoralità della signora Robinson (una splendente Anne Bancroft). In moltissime parti del film viene, quindi, marcata questa differenza generazionale, una grande area che tocca più aspetti nei singoli personaggi. Come se fosse un puzzle, il lungometraggio si compone di tanti piccoli tasselli che rendono l’opera geniale, semplice e complessa allo stesso tempo. 

Dopo essersi laureato, il protagonista Benjamin Braddock torna a casa, dove lo aspettano i genitori con i loro amici per una festa di bentornato. Tuttavia, Ben non è affatto a suo agio all’interno di questo party, fatto di frivoli convenevoli e false speranze, per questo motivo decide di andarsene, trovando però sulla sua strada un’amica di famiglia, la signora Robinson. 

Scena dove Ben conosce in maniera approfondita la signora Robinson (1967)

La critica alla borghesia americana

Un tema molto caro a Il Laureato è la continua e spasmodica critica ai borghesi, impersonati nel film da tutti i personaggi, eccetto Ben e Elaine, la figlia della signora Robinson. Nel pieno periodo della nascita dei movimenti di protesta non era per niente difficile trovare, all’interno degli USA, opere letterarie, canzoni e film che criticavano il ceto medio-alto. 

Una delle canzoni più famose di Bob Dylan, Like a Rolling Stone, è un chiaro esempio di come, già due anni prima dell’uscita de Il Laureato, un giovane arrabbiato abbia smosso i suoi coetanei, portandoli a vedere la società da un punto di vista differente. 

La diversità del film di Mike Nichols riaffiora su questo punto: il regista (come lo scrittore nel romanzo) non decide di dare la voce di migliaia di giovani americani ad un “arrabbiato”, ad un appariscente anticonformista dell’epoca. Il suo obiettivo è quasi quello di far implodere la stessa macchina della borghesia, ponendo al suo interno un ingranaggio che possa decidere volontariamente di invertire il meccanismo della società. Benjamin è l’elemento perfetto per la distruzione della borghesia perché è lui stesso un componente di questa: un ragazzo con una bella casa, una macchina d’importazione europea, un futuro già scritto. Tutti questi dettagli aumentano in lui la voglia di scappare e di denunciare un sistema che pian piano lo sta risucchiando.

Anche uno dei più grandi scrittori italiani, Luciano Bianciardi, scriverà di questo sistema di implosione: nel suo romanzo La Vita Agra il protagonista è un “arrabbiato” che deciderà di sconvolgere il sistema entrandone proprio all’interno. Ogni movimento ha delle icone: per gli Hippies c’erano Jimi Hendrix e Janis Joplin, il Black Power aveva Malcolm X e Martin Luther King, gli artisti si credevano i nuovi Andy Warhol. Nella stessa maniera i giovani borghesi iniziarono ad ispirare la loro nuova vita grazie alle vicende di Benjamin Braddock, protagonista del film Il Laureato. 

Un giovane Dustin Hoffman in una delle scene simbolo de Il Laureato (1967)

La critica al consumo

La critica al consumo, all’interno de Il Laureato, raggiunge e tocca con mano molti casi interessanti, come ad esempio in una scena del film, dove si vede un amico della famiglia Braddock esporre a Ben la sua personale idea nei confronti della plastica, secondo lui l’emblema “di un grande futuro”. 

La plastica è, all’interno dell’arte e della letteratura, l’elemento effimero per eccellenza, una materia di poco valore. Tuttavia, all’interno del film il regista vuole esaltare questo aspetto, mettendo così in relazione l’inconsistenza del carattere del protagonista con l’immaterialità della plastica.

Il film è anche, sin dalle prime scene, un Deus ex machina per un importante brand italiano, l’Alfa Romeo. Grazie alla presenza sul set di una delle sue auto, la casa automobilistica di Arese ha iniziato un percorso di vendite estremamente proficuo in tutti gli Stati Uniti. Il Laureato ha quindi accentuato ancora di più, seppur in maniera ridotta, il rapporto tra il Vecchio e il Nuovo mondo, rendendosi inconsapevolmente un promoter del marchio italiano.

L’Alfa Romeo Duetto, storica macchina del Biscione, qui guidata da Dustin Hoffman (1967)

L’apoteosi simbolica viene però raggiunta in un’altra parte del film, quando il giovane Ben viene trasformato dai genitori in una “vetrina vivente”. Sin dall’inizio del dialogo si capisce come il signor Braddock stia utilizzando Ben quasi come se fosse un manichino in una vetrina.

Convinto del suo totale controllo nei confronti del ragazzo, l’uomo inizia a maneggiarlo come un burattino, estirpandolo dalla sua volontà d’azione. Il protagonista della vicenda diventa così un mero strumento per compiacere i commensali presenti. 

La scena continuerà con un ennesimo tentativo di Ben di provare a dissuadere il padre, trovando però solo dei risultati negativi: il signor Braddock ha effettivamente trasformato, per un momento, il figlio in un oggetto di consumo. Tuffandosi in piscina con la sua nuova tuta da sub, Ben compiace i genitori ed i loro amici: ad un certo punto però la sua visione cambia perché, da una situazione di totale disagio, il protagonista si trova immerso nella tranquillità, nel silenzio unico dell’acqua. 

In una visione di pasoliniana memoria, il ragazzo si sente al sicuro come se si trovasse all’interno del ventre materno; restando così solo nelle profondità della piscina Ben, per la prima volta nella sua vita, si rende conto della bellezza che persiste nel suono del silenzio. La scena finale del film, di grande impatto emotivo, vede Ben lottare per ciò che ama veramente: la libertà di scelta. In un impeto di totale naturalezza, il protagonista decide finalmente il suo destino, purificando la sua anima con un istintivo atto di ribellione. 

La sequenza finale come simbolo della contemporaneità

La scena finale del film, di grande impatto emotivo, vede Ben lottare per ciò che ama veramente: la libertà di scelta. In un impeto di totale naturalezza, il protagonista decide finalmente il suo destino, purificando la sua anima con un istintivo atto di ribellione. Pensare che tutto questo sia stato replicato, in maniera molto più elevata, dai giovani abitanti di Hong Kong, è un monito per ricordare l’empatia generata da un qualsiasi film di denuncia sociale. La forza dei giovani orientali, coetanei di Benjamin Braddock, è lo strumento con il quale questo gruppo sociale è riuscito a potersi ribellare ad un sistema ostile, un sistema che ha cercato di distruggere il più puro dei diritti: la libertà dell’essere umano.

Le proteste in Oriente, nate per difendere un sistema giuridico attaccato nella sua più totale essenza, sono il riflesso di una società, che sì si è evoluta, ma che ha addirittura cambiato, in maniera radicale, il centro nevralgico del proprio attivismo politico; la comunità moderna è quindi un “restyling” di un progetto, avviato già negli anni sessanta con Il Laureato e gli stessi Stati Uniti.

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