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L’ora legale: tra benefici e abolizione

Modificare l’orario naturale dettato dal movimento apparente che il sole compie intorno alla terra ha dato vita nel tempo a numerosi dibattiti sui benefici e sull’effettiva necessità di questa manipolazione; le discussioni hanno portato la Commissione Europea a rimettere al Parlamento la decisione sull’abolizione, che in seguito al voto del 26 marzo avverrà nel 2021.

Stiamo parlando dell’ora legale, che nella notte tra il 30 ed il 31 marzo, ci ha fatto alzare per spostare un’ora avanti le lancette dei nostri, ormai pochi, orologi analogici e che resterà in vigore fino al 27 ottobre, quando si tornerà all’ora solare.

L’ora legale è la convenzione adottata da numerosi paesi nel mondo che comporta lo spostamento delle lancette di un’ora in avanti. Questa operazione determina un movimento nel tempo poiché viene “mangiata” un’ora durante la notte, precisamente quella tra le 2 e le 3, mentre se ne guadagna una in più di luce durante il giorno.

In Europa si è deciso di far coincidere il cambio dell’ora nella notte tra sabato e l’ultima domenica di marzo, per evitare problemi nell’organizzazione della vita di tutti i giorni, costellata da appuntamenti e fortemente influenzata dalle lancette dei nostri orologi. Così facendo, si permette ai cittadini europei di adattarsi meglio al cambio, per quanto riguarda l’organismo e la pianificazione degli impegni.

Qual è la storia di questa artificiale modifica del tempo?

Nell’antichità i contadini seguivano i ritmi della natura osservando l’alba che arrivava in anticipo in primavera e più tardi in autunno, e scandiva l’inizio delle giornate di lavoro nei campi.

Molto più tardi, nel 1784, Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli USA e noto scienziato, pubblicò uno studio in cui rifletteva sulla possibilità di risparmiare denaro riducendo l’uso delle candele; tuttavia esso non conteneva ancora l’idea dell’ora legale, ma una serie di obblighi per portare la popolazione ad alzarsi prima durante i periodi in cui vi era un’illuminazione prolungata, durante la giornata, da poter sfruttare.

L’idea attuale di ora legale venne infine realizzata durante la Grande Guerra, dopo essere stata ripescata nel 1907 dal costruttore inglese William Willet, che riciclò l’idea di uno scienziato neozelandese il quale proponeva di spostare le lancette avanti di 2 ore. L’adozione dell’ora legale avvenne per la necessità di dover risparmiare energia, e quindi denaro, imposta dalla guerra. L’apripista fu il Regno Unito con l’emanazione del British Summer Time nel 1916, seguito successivamente da altri paesi.

In Italia, nel ‘900, l’ora legale venne utilizzata saltuariamente, fino al 1966 quando divenne obbligatoria per legge.

Successivamente, nel 2001, l’attuazione della direttiva europea 2000/84  impose l’adozione dell’ora legale a tutti i paesi facenti parte l’Unione Europea; tuttavia tale direttiva verrà abolita nel 2021, a seguito della risoluzione del Parlamento Europeo.

I vantaggi e gli svantaggi dell’ora legale

Numerosi sono i dibattiti che si creano intorno al tema dei vantaggi o svantaggi che verrebbero generati dallo spostamento in avanti delle lancette. La tesi principale che viene utilizzata per avvalorare l’utilità dell’ora legale è quella legata al risparmio energetico, che porterebbe effetti positivi a cascata, determinando un calo nella spesa per il consumo di energia e riducendo l’impatto ambientale, grazie ad una minore quantità di CO2  (anidride carbonica) emessa.

Secondo i dati forniti da TERNA, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, l’Italia nei 7 mesi del 2018, durante i quali l’ora legale è stata in vigore, ha risparmiato 554 milioni di kilowattora corrispondenti a 111 milioni di euro. Inoltre, ha potuto scongiurare l’emissione nell’atmosfera di una quantità di CO2 pari a 290 mila tonnellate.

Leggendo questi dati, non correttamente analizzati, verrebbe ovvio pensare che il cambio dell’ora generi grandi risultati. Ma non è affatto così:

  1. il risparmio energetico è stato pari allo 0,2% del fabbisogno italiano annuo;
  2. i minori costi sostenuti in bolletta hanno permesso un risparmio di 4 euro, in 7 mesi, per ciascuna famiglia italiana;
  3. l’Italia emette annualmente circa 450 milioni di tonnellate di CO2, grazie all’ora legale abbiamo “graziato” l’ambiente per lo 0,06% delle emissioni totali annue.

I punti elencati sono le critiche più incisive mosse ai già minimi, per usare un eufemismo, vantaggi derivanti dall’adozione, tra marzo ed ottobre, dell’ora legale. In più si aggiungono i problemi fisici generati dallo scombussolamento dei bioritmi, soprattutto su bambini ed anziani, e l’impatto negativo sulle attività agricole che perderebbero un’ora di luce durante la mattina, parte della giornata fondamentale nell’attività di un agricoltore.

L’abolizione nel 2021

“I risparmi energetici complessivi derivanti dall’ora legale, pur essendo stati una delle principali motivazioni che hanno indotto ad adottare le attuali disposizioni, si sono rivelati marginali”. Questa argomentazione, contenuta nella proposta di direttiva presentata dalla Commissione Europea, ha dato inizio alle discussioni tra gli eurodeputati, culminate nel voto del 26 marzo dove hanno prevalso i 410 voti favorevoli all’abolizione della direttiva 2000/84, che obbligava tutti i paesi dell’UE ad adottare l’ora legale, rinviandola però al 2021.

È tuttavia prevista la libertà di decisione per i 28, su quale tipo di ora adottare, se quella legale o quella solare, purché mantenuta in perpetuo. In virtù di ciò gli europarlamentari hanno chiesto che si trovi, tra i paesi membri e la Commissione, un accordo comune, al fine di evitare conseguenze negative dovute alle differenze tra fusi orari, che potrebbero ricadere sul mercato comune.

Sapere che l’Italia è il paese che beneficia maggiormente del passaggio dall’ora solare all’ora legale, fa pensare a quanto sia inefficace nei paesi del centro e nord Europa, in cui le giornate tra marzo e ottobre sono, per volere di Madre Natura, più lunghe rispetto ai paesi mediterranei. A seguito della consultazione pubblica indetta dalla Commissione Europea, svoltasi tra il 4 luglio ed il 16 agosto 2018, solo lo 0,04% degli italiani ha dato una risposta, di questa percentuale il 66% si è dichiarato contrario al cambio dell’ora ogni sei mesi; tuttavia il numero di rispondenti è troppo basso per poter fare valutazioni circa la posizione del popolo italiano.

Vedremo in futuro quale convenzione sarà adottata, sperando che questa volta sia quella definitiva e che l’Unione Europea non ritratti nuovamente le motivazioni portanti della decisione.

#oralegale #europa #direttiva

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