Sostenibilità alimentare e Agenda 2030

La settimana tematica di AWARE si apre con un articolo sull’alimentazione sostenibile. Andremo a definire nel dettaglio cos’è la sostenibilità alimentare osservandone le diverse facce ed applicazioni e mettendola a confronto con l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo ritenuto oramai insostenibile, tanto da portare ad inserire la sostenibilità alimentare all’interno dei 17 SDGs contenuti nell’Agenda 2030 dell’ONU.

La FAO definisce così l’alimentazione sostenibile:“quella che ha un ridotto impatto ambientale e al tempo stesso soddisfa le linee guida nutrizionali, è economica, accessibile e culturalmente accettabile”. La sostenibilità alimentare è un concetto ed uno stile di vita che fonda le radici in 3 differenti ambiti: economico, sociale ed ambientale. Questo significa che un’alimentazione sostenibile apporta benefici all’economia di un paese, permette a tutti un’alimentazione sana ed inoltre porta a rispettare ciò che ci fornisce il nostro sostentamento, ossia l’ambiente.

Le conseguenze positive della sostenibilità alimentare

In ambito economico i benefici generati dalla sostenibilità alimentare si riflettono sui produttori locali, quelle piccole realtà ormai dimenticate a causa della Grande Distribuzione Organizzata che continuano a vivere arrancando all’ombra dei colossi dell’alimentazione, specialmente lì dove lo stato non viene in loro aiuto come nel caso dei pastori sardi. Stili di vita che abbracciano la sostenibilità alimentare portano all’acquisto di cibi locali, a kilometro 0, eliminando quindi la necessità di rivolgersi ad intermediari acquistando direttamente da produttori locali.

L’aspetto sociale della sostenibilità alimentare risiede nella presa di coscienza dell’attuale situazione nel mondo riguardo piaghe quali la malnutrizione, l’insicurezza alimentare e ovviamente la fame. Questi problemi devono essere risolti e lo strumento a nostra disposizione è proprio l’alimentazione sostenibile che permette l’accesso ad un cibo sicuro, nutriente e soprattutto sufficiente a coloro che non hanno le risorse necessarie. Così facendo si cerca di sostenere ed implementare l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo, condividendo le conoscenze relative all’agricoltura biologica e sostenibile e, parallelamente,  eliminare nei paesi più ricchi lo spreco alimentare. Tutto ciò in un’ottica di coesione sociale che porti all’eliminazione delle criticità prima citate.

Infine vediamo i benefici sull’ambiente e sugli ecosistemi che si rendono palesi grazie all’utilizzo di un metodo di coltivazione caratterizzante la sostenibilità alimentare ovvero l’agricoltura biologica che riduce nettamente gli impatti negativi sull’ambiente generati dall’uso di pesticidi, dagli allevamenti intensivi e dal trasporto delle merci. Riguardo quest’ultimo punto è da sottolineare il risparmio in termini di inquinamento generato dal trasporto delle merci da zone di produzione eccessivamente distanti rispetto a quelle di acquisto e consumo. Inoltre anche la riduzione dello spreco di cibo è un fattore fondamentale per far sì che la nostra alimentazione sia il meno possibile dannosa per l’ambiente dato che il mancato consumo di cibo genera maggiori scarti e soprattutto rende privo di significato il processo che ha portato alla produzione dell’alimento.

Goal 2 e goal 12

L’importanza rivestita dal tema della sostenibilità alimentare ha portato l’ONU ad inserire nell’Agenda 2030, sottoscritta nel settembre del 2015, gli  obiettivi 2 e 12:

  • Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile;
  • Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

Questa attenzione globale mostrata verso il tema è dovuto dalle criticità che pervadono l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo. Problematiche che vanno dall’insostenibilità degli allevamenti intensivi che determinano elevati livelli di inquinamento, spreco di acqua e difficoltà nel gestire l’eccessivo ammontare di escrementi, che solitamente vengono riversati nelle acque di fiumi, laghi e mari, allo sfruttamento dei lavoratori che sono alla base della filiera produttiva dovuto al mancato rispetto dei diritti civili ed umani di essi. 

Si pensi che per produrre un solo chilo di carne sono necessari circa 15000 litri di acqua e che nella foresta Amazzonica il 70% della superficie che prima era foresta ora è adibita per allevamenti di animali e per l’agricoltura. Nel mondo le emissioni di gas serra dovute alla produzione di cibo animale sono pari al 18%, una percentuale di inquinamento superiore a quella relativa al trasporto, pubblico e privato. 

Da questi dati è possibile farsi un’idea dell’insostenibilità dell’attuale sistema di produzione di cibo, sistema questo che si caratterizza in numerose nazioni per l’assenza di diritti dei lavoratori. Per questo motivo uno dei target dell’obiettivo 2 prevede “Entro il 2030, raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di cibo su piccola scala, in particolare le donne, i popoli indigeni, le famiglie di agricoltori, i pastori e i pescatori, anche attraverso un accesso sicuro ed equo a terreni, altre risorse e input produttivi, conoscenze, servizi finanziari, mercati e opportunità per valore aggiunto e occupazioni non agricole.” Inoltre è importante sottolineare come ad oggi, a livello globale, sono circa 800 milioni le persone che soffrono la fame ed il 13% di esse vive in paesi in via di sviluppo. Dunque è impossibile non elevare il tema della sostenibilità alimentare a problema su scala globale e questo perché attraverso un’alimentazione sostenibile perpetrata dalla popolazione mondiale è possibile migliorare le condizioni di vita di almeno un settimo della popolazione, e ovviamente mantenere noi stessi in salute.

Mens Sana

Valeria Torta, studentessa del secondo anno in Scienze Politiche presso l’università LUISS Guido Carli è la promotrice di Mens Sana, un nome senza dubbio esplicativo sul contenuto del progetto promosso. L’idea nasce durante lo svolgimento dei tavoli costituiti da L’asSociata, organizzazione giovanile, tra i quali spicca quello relativo alle tematiche ambientali, dal quale nasce proprio Mens Sana. Il progetto ha come obiettivo ultimo quello di inserire criteri biologici più restrittivi ed aumentare i controlli all’interno delle mense universitarie del territorio laziale garantendo, appunto, la sostenibilità alimentare.

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