La protesta dei pastori sardi

Enormi quantità di latte riversato in terra, strade completamente bloccate, una richiesta di sospensione della gara Cagliari-Milan, ed infine anche autocisterne assaltate ed incendiate. Se in Francia era stato l’aumento del costo del carburante a scatenare la protesta dei gilet gialli, iniziata a novembre e ancora in corso, in  Sardegna è stato il prezzo del latte ovino e caprino ritenuto troppo basso dagli allevatori, a scatenare l’ira dei pastori Sardi. La notizia è rimbalzata su tutti i telegiornali ed i vari social media che hanno documentato la forte protesta ed il modus operandi degli stessi sardi nello sfogare la propria rabbia.

Il motivo della protesta

I pastori ritengono eccessivamente basso il prezzo con il quale gli industriali acquistano latte di capra e di pecora, che nel 2019 ha toccato i minimi storici, arrivando a 0,60 € al litro. Cifra che è stata giudicata non sufficiente a coprire i costi di produzione e mettendo in serio pericolo tutto il settore. Il prezzo non è stato sempre a questo livello, anzi ci sono stati anni ben più rosei. Nel 2016 il prezzo del latte ovino e caprino era di 1,20 € al litro, per poi scendere a 0,75 € nel 2017. Il valore del latte però, è fortemente legato al prezzo del pecorino romano che, da 7,5 – 8 € al kg, è passato a 5,4 €. La Sardegna ospitando il 40% delle pecore allevate in Italia, arriva a produrre quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino Romano.

Il problema si è verificato nel momento in cui si è avuto un eccesso di produzione, che ha portato ad una maggiorazione di scorte e facendo crollare il mercato per un eccesso di offerta.   

L’incontro e la richiesta

Dopo numerosi tavoli di confronto il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio, insieme all’ex presidente della regione Sardegna Francesco Pigliaru ed i pastori sardi, hanno stabilito con quest’ultimi i seguenti punti:

  • l’attivazione e piena funzionalità dell’OILOS: costituzione di una vera filiera del comparto ovi-caprino, che preveda appunto accordi tra produttori, trasformatori e commercializzatori.
  • una programmazione delle quote, utili per stabilizzare la produzione del formaggio e del latte.
  • un sistema unico di pagamento del latte per la campagna 2019, tra cooperazione e industriali privati, come acconto e come valore minimo.
  • si è concordato infine sull’esigenza del confrontarsi sul sistema di assegnazione delle quote dei formaggi D.O.P.  

Tutti i punti sono stati scritti nero su bianco sul verbale redatto a conclusione della riunione e da tutti sottoscritto.

Inoltre, hanno proposto di portare il prezzo del latte a 0,72 € per poi arrivare 1 €, con la possibilità di raggiungere anche 1,20 € a fine stagione.

La richiesta dei pastori è ben diversa: vorrebbero immediatamente che venisse fissato un valore del latte a 0,80 € per poi arrivare ad 1 €. Inoltre, pretendono le dimissioni volontarie  da parte di tutti i membri del consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela del Pecorino Romano DOP, Pecorino Sardo DOP e del Fiore Sardo DOP.

L’accordo

L’8 Marzo dopo l’incontro a Sassari tra pastori e trasformatori di latte, è stato trovato l’accordo. Il prezzo è stato fissato a 0,74 € al litro con l’impegno di sanare a Novembre in base al prezzo del Pecorino Romano. Grande è stato l’impegno del ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio che ha sempre affermato di lavorare per il rilancio del settore, condannando fermamente gli episodi di violenza che si continuano a registrare, come gli incendi delle autocisterne.

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