Verso le elezioni europee 2019: conosciamo davvero il Parlamento Europeo?

Tra il 23 e il 26 maggio di quest’anno, si terranno le elezioni del prossimo Parlamento Europeo, organo rappresentativo dei cittadini dei 27 stati membri dell’Unione. Saranno le prime dopo la Brexit, quindi senza il Regno Unito. Visti i dati delle ultime edizioni l’Europa chiede partecipazione.

Negli ultimi mesi è stata lanciata dal Parlamento Europeo, in vista delle prossime elezioni, una campagna di sensibilizzazione rivolta principalmente ai giovani, chiedendo loro di trasformarsi in attivisti del voto. L’obiettivo di #StavoltaVoto è di raggiungere più cittadini possibili attraverso il passaparola: chi si registra sulla piattaforma, “ci mette la faccia” e può decidere se registrare solamente la propria partecipazione al voto o impegnarsi a coinvolgere altre persone attraverso una reazione a catena, nella speranza che alle prossime elezioni vi sia una percentuale più alta, invertendo la tendenza discendente degli ultimi anni che ha portato a registrare la più bassa affluenza di sempre nel 2014 (era stato circa il 42,6% dei cittadini europei ad esprimersi, ma già nel 2009 fu del 42,97%). I dati riportati dallo stesso Parlamento Europeo dimostrano come siano davvero pochi i Paesi dove la partecipazione alle scorse elezioni abbia superato il 50% dei cittadini, e che le percentuali siano più alte in quegli Stati in cui sono fisicamente presenti gli organi comunitari (Belgio, Lussemburgo).

Fare un po’ di chiarezza sul ruolo dell’organo rappresentativo europeo, potrebbe aiutare a decidere sulla partecipazione alle prossime elezioni.

Il Parlamento Europeo è l’organo attraverso cui si esprime il principio democratico nell’Unione  ed è per questo che i trattati gli attribuiscono un ampio ventaglio di competenze: è responsabile, insieme al Consiglio dell’Unione, dell’adozione della legislazione, secondo il procedimento di codecisione (che può essere derogato in alcuni casi), e insieme devono accordarsi sulla definizione del bilancio annuale dell’UE; esercita anche un potere di controllo sull’attività delle altre istituzioni, in particolare sull’organo esecutivo, la Commissione, e collabora con i parlamenti nazionali in materia di affari europei.

http://www.europarl.europa.eu/elections2014-results/it/turnout.html

Al suo interno i membri si dividono in gruppi politici, così come avviene nei parlamenti nazionali, che riflettono i risultati dei partiti europei alle elezioni. Questi sono fondati, organizzati e composti dai partiti nazionali degli stati membri, attraverso cui fanno campagna elettorale. Non esistono quindi delle sezioni, dei circoli, dei partiti europei sul territorio dei paesi membri.

Attualmente la maggioranza è composta da una coalizione che comprende PPE (Partito Popolare Europeo), S&D (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici) e ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa): sino a pochi anni fa, questi partiti esaurivano quasi del tutto lo spazio politico europeo, con percentuali medie intorno all’85-90%. Oggi, assommati, superano circa il 60% dell’elettorato. Questo è dovuto al dilagare nei Paesi membri di forze di destra e euroscettiche, che si sono concentrate in ENL (Europa delle Nazioni e della Libertà), e EFDD (Europa della Libertà e Democrazia Diretta), o dalla divisione delle forze di sinistra in piccole nuove formazioni come LEFT; inoltre vi sono i Verdi e ECR (Conservatori e Riformisti) che rappresentano più del 15%.

La composizione interna è quindi determinata dai risultati elettorali: la legge elettorale che regola le elezioni Ue è del 1979 e prevede un sistema proporzionale puro al quale nel 2009 è stata aggiunta una soglia di sbarramento del 4%. È possibile (non obbligatorio) esprimere da uno a tre voti di preferenza per candidati compresi nella lista votata. Ma nel caso di tre preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della terza preferenza.

Si voterà per eleggere i deputati che andranno a comporre il Parlamento europeo per i prossimi cinque anni e rappresenteranno gli interessi dei cittadini dell’Unione europea. Nell’anno passato il Parlamento ha votato a favore di una riduzione del numero dei suoi componenti dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE (il periodo di trattative tra UE e UK terminerà, salvo proroghe, a marzo 2019), che passerebbe da 751 a 705. Il numero dei deputati di uno stato membro è calcolato in base alla sua popolazione: si va da un minimo di 6 a un massimo di 96 deputati per ciascuno stato.

Con queste elezioni si influenzerà anche l’elezione del Presidente della Commissione europea: nel 2014 è stata introdotta la procedura del “candidato principale” che prevede che i partiti politici europei presentino dei propri candidati alla presidenza della Commissione prima delle elezioni.

I risultati elettorali determineranno le decisioni politiche che riguardano la vita di 505 milioni di cittadini, e incideranno sul futuro dell’Unione europea anche per le generazioni future.

L’ordinamento europeo non prevede un obbligo di partecipazione alle elezioni, ma è evidente come nel tempo il Parlamento stia assumendo un ruolo sempre più determinante e centrale nella vita politico-istituzionale dell’Unione.

“Mentre molti di noi danno per scontata la democrazia, questa sembra essere sottoposta a crescenti minacce, sia nei principi che nella pratica.”(slogan di StavoltaVoto)

L’Europa si augura di aver fatto una buona campagna di sensibilizzazione; verso la fine di maggio prossimo se ne vedranno i risultati, avremo una nuova immagine dell’Unione e sapremo cosa sarà cambiato.

#parlmentoeuropeo  #elezioni #europa #politica  #dati